Intervista a Francesco Ripoli, fumettista e illustratore “antropologico”

on Feb 19, 2020

Francesco Ripoli è un fumettista e illustratore Toscano. Da circa un anno ha iniziato a condividere su Instagram le sue illustrazioni concettuali, nelle quali affronta temi psicologici e comportamentali umani. La complessità dei temi trattati stride con lo stile colorato e pop dei suoi disegni, creando un enigmatico contrasto che ritroviamo anche nell’header che ha voluto regalare ai lettori di Picame.

Ciao Francesco. Iniziamo con una breve introduzione per i nostri lettori: chi sei, da dove vieni e che cosa fai.
Sono uno a cui è sempre piaciuto molto disegnare e che ad un certo punto della sua vita ha scelto di provare a diventare un disegnatore di fumetti per fare della propria passione un lavoro. Durante i 38 anni precedenti mi sono preparato più o meno inconsapevolmente per poterlo fare. Vivo in provincia di Livorno. Disegno fumetti, sono illustratore e insegnante di grafica in un liceo statale.

Come storico fan dell’”indagatore dell’incubo” non posso fare a mano di chiederti di parlarci dell’esperienza con Sergio Bonelli Editore.
Con Sergio Bonelli Editore ho iniziato a collaborare qualche anno fa sulla collana “Le Storie” per la quale disegnai due volumi. Successivamente fui chiamato da Roberto Recchioni, allora neocuratore di Dylan Dog, a lavorare sul personaggio di Sclavi su sceneggiatura di Diego Cajelli. Ho da poco terminato di disegnare un Dylan Dog Color Fest, in uscita in primavera, su sceneggiatura del duo Porretto&Mericone. Lavorare per un personaggio così popolare è sempre molto gratificante perché ti confronti con un pubblico molto ampio ed esigente, nel contempo però sei in qualche modo costretto dentro un mondo già definito, con una libertà espressiva per certi versi delimitata. Anche per questo lavorare come autore unico è diventato da qualche tempo il mio obiettivo.

Il primo disegno che riesci a ricordare?
Ricordo che disegnavo spesso sommozzatori, pesci, scene sotto il livello del mare.

Parliamo di illustrazione, quale tecnica utilizzi e quali sono le tue fonti di ispirazione?
Se non sono obbligato da scelte precedenti o per motivi contrattuali scelgo la tecnica da usare in base all’umore o alla curiosità di provare un nuovo strumento per indagarne le possibilità espressive. Ho un approccio sperimentale al disegno. Non mi va, se non per esigenze particolari, di fossilizzarmi su una tecnica particolare. Ultimamente sto lavorando con un iPad che ha il vantaggio di non far passare troppo tempo dall’idea alla sua realizzazione.

Tra i temi ricorrenti nelle tue illustrazioni ci sono la comunicazione verbale e le relazioni umane tra persone. Come mai questa scelta?
Per citare Bukowsky potrei dire che “la gente è il più grande spettacolo del mondo“. Mi interessa l’osservazione del comportamento umano, sia del singolo che delle masse. L’antropologia, la sociologia, la psicologia, le emozioni sono state spesso alla base della mia ricerca artistica, precedente e contemporanea alla carriera nel mondo del fumetto. Nelle illustrazioni che pubblico online traduco visioni che precedentemente avrei sviluppato in scultura, in pittura o con una qualsiasi delle modalità dell’arte.

Tre artisti che ti senti di consigliare ai nostri lettori.
Tra i mille nomi che potrei citare mi vengono in mente la sintesi grafica e concettuale del maestro dell’illustrazione Ferenc Pinter, la spontaneità narrativa di Gipi, la leggerezza di certi disegni preparatori di Gustav Klimt che contemplavo giusto ieri sera.

Un obiettivo lavorativo che vorresti realizzare entro un anno.
Scrivere la sceneggiatura di un racconto a cui tengo molto e che ho in mente di tradurre in un fumetto. Un testo di cui non dirò il titolo ma che in sostanza evidenzia le contraddizioni dell’uomo bianco viste dagli occhi del “buon selvaggio”.

Se non fossi un artista, chi saresti?
Difficile a dirsi. Musicista forse. Pianista, mi piace pensare ora.

Portfolio | Instagram