INTERVIEW: DVEIN

on Sep 9, 2011

Dvein è un team che non conosce il limite del tempo e sopratutto dello spazio. Chirurghi della video animation lavorano a livello internazionale tenendo al cappio il mercato attuale della no-creativity e allontanando i cattivi clienti portatori di insano gusto. In poche battute ci svelano come fanno a farsi pagare per un lavoro che farebbero gratis.

Qual è stato il percorso professionale di Dvein? Come siete arrivati al punto in cui siete? Cosa facevate prima?
Il nostro nome è Dvein come collettivo, ma i nostri nomi sono Fernando Dominguez, Teo Guillem e Carlos Pardo. Veniamo da due differenti branche di studio: belle arti (Teo e Fernando) e ingegneria informatica (Carlos). E siamo finiti nel mondo del design e, naturalmente, nel mondo del motion design. Continua dentro al post…

Abbiamo lavorato insieme anche prima che Dvein esistesse com’è ora, sempre in ambito motion graphics ed design, alla Plogue Films, la compagnia di Lyle Cooper’s situata a L.A. Ora lavoriamo come registi e direttori creativi di diverse agenzie e clienti, ma al tempo stesso cerchiamo di spingerci oltre i confini di tutti i giorni con progetti personali.

Che tipo di clienti avete? Come fanno a trovarvi?
Noi in realtà non abbiamo un profilo cliente fisso. Abbiamo lavorato per agenzie pubblicitarie, canali TV, curatori di festival d’arte, animazione, fashion brands… e con ogni cliente che è arrivato con un progetto interessante e coerente, cosa che non è molto usuale al giorno d’oggi. A volte vengono da noi direttamente, in quanto conoscono il nostro lavoro e, talvolta, vengono attraverso le società di produzione/rappresentanza con cui lavoriamo in tutto il mondo: “Blacklist” in USA, “Stink” in UK e Francia e “8 de Agosto” in Spagna.

Cosa vi piace di più e cosa di meno nel vostro lavoro?
Quando si decide di lavorare in questo campo, in qualche modo devi vendere il tuo modo di vedere le cose, ed è gratificante vedere come le tue idee piacciono alla gente e che ci sono più persone che condividono le tue opinioni. In un certo senso, decidi di fare quello che ti piace per guadagnarti da vivere. La frustrazione arriva sempre quando senti di non essere in grado di fare qualcosa di buono, come ti prefiggevi, perché il cliente non si sente comunicato come vorrebbe, anche se per te è chiaro. In ogni caso, il nostro obiettivo è anche quello di spingere i clienti ad assumersi alcuni rischi nei loro progetti, cercando di evolvere il loro punto di vista. Quindi questa potrebbe essere la parte più difficile. Ovvero trovare un punto di tangenza con il cliente, la convergenza tra quello che vuole lui ed il punto di vista di Dvein.


XCENTRIC / INVESTIGACIONES – METACINE

Cosa provate quando, dopo due o tre anni, rivedete una vostra idea?
Siamo soprattutto orgogliosi di quello che abbiamo creato fino ad oggi, vediamo gli errori che abbiamo commesso,  pensiamo che avremmo potuto fare così piuttosto che colà, ma li apprezziamo perché nei nostri primi progetti, come Diesel, F5 e TOCA ME, eravamo completamente liberi durante il lavoro e abbiamo potuto mostrare al mondo progetti che erano molto personali e che veramente hanno fatto sì che Dvein ottenesse l’attuale posizione a livello internazionale, permettendoci di essere in grado di accedere ad altri progetti a cui forse non avremmo avuto accesso così in fretta.

Tenete d’occhio la concorrenza e ciò che produce?
Cerchiamo di essere up-to-date con quello che succede nel mondo della motion graphics, ma cerchiamo di non esserne ossessionati. Di solito siamo molto attenti alle grandi opere che si sviluppano al giorno d’oggi, che ci spingono davvero a voler fare di più ogni giorno ma sempre seguendo le nostre idee e mantenendo ciò che pensiamo che Dvein dovrebbe essere.


NATIONAL GEOGRAPHIC CHANNEL / THINK AGAIN

Quali nuove tecnologie state sperimentando adesso?
Quando ci si interroga sul futuro, la nostra risposta è sempre che non sappiamo davvero dove la tecnologia ci potrebbe condurre o quello che sarà in grado di fare in pochi anni. È imprevedibile. In realtà noi siamo in vena di sperimentare ma piuttosto che con le nuove tecnologie, vorremmo conoscere i modi tradizionali di animazione che ci permettono di sperimentare direttamente con i materiali, come la stop motion. Utilizziamo gli strumenti come strumenti e non come lo scopo finale, anche se a volte è stato utile fare il contrario in alcuni casi, utilizzando gli strumenti come la ragione del progetto. Comunque siamo sempre molto interessati a scoprire cose nuove, quindi chi lo sa!

Con che criteri selezionate qualcuno per entrare a far parte del vostro team creativo?
Siamo molto esigenti. Cerchiamo di trovare delle persone che la pensino come noi, che siano in grado di sentire che è la gente a capire la nostra filosofia di lavoro e che noi capiamo la loro.


A FLAVA / LOGO

É possibile innamorarsi di una brutta idea solo perché è vostra? Come lo evitate?
Mentre lavoriamo come una squadra molto collaborativa, abbiamo messo insieme le idee che ognuno ha, le discutiamo molto e cerchiamo di arrivare a un punto in cui qualcosa ha senso per noi tutti, qualcosa che sappiamo di poter raggiungere e che a noi tutti piace. Con questo non intendiamo dire che non abbiamo idee cattive, solo che prima di costruire un’idea cerchiamo di darle un senso, almeno per noi.

Quali pubblicazioni professionali o portali segui regolarmente?
Motionographer, Booooooom e Butdoesitfloat, soprattutto.

Che consigli daresti a chi vuole specializzarsi in questa professione?
Anche se può sembrare un cliché, lavorare sodo e credere in se stessi.

Porfolio: www.dvein.com


TOCA ME

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