Interview: Pietro Nicolaucich

on Jul 19, 2013

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Amava inoltre potere vedere la neve che cadeva ancora bianca e quasi pura, mentre solo pochi metri più in basso precipitava già grigia e sudicia. Ma più di tutto lo rapiva l’assoluto silenzio dei tetti di Londra: non un grido giungeva lassù, non un lamento, non un delitto, un dolore, un timore. Solo la bianca neve che lottava con il nero fumo in una danza di cavalieri rampanti e spade scintillanti.” (“La slitta in mare”, Pietro Nicolaucich).

Mi sembra di vivere dentro una fiaba quando osservo le illustrazioni di Pietro Nicolaucich. I colori, le atmosfere e i soggetti mi riportano all’infanzia. Lo abbiamo rintracciato per scoprire di più sulla sua interessante formazione.. E la fiaba continua con il fantastico header che ha realizzato apposta per PICAME!

Pietro, l’arte è sicuramente la tua virtù, oltre al tuo lavoro. Come e quando è nata questa passione?
È nata con me, non c’è una genesi riconducibile ad un evento individuabile. Da quando ho ricordi ho sempre disegnato ed ho sempre pensato che da grande sarebbe diventato il mio mestiere.

Sei illustratore, poeta, scrittore per l’infanzia, novellista e musicista. Quale di queste arti senti più la tua?
L’illustrazione è l’arte che più mi appartiene, sia perché la pratico da sempre, sia perché la padroneggio meglio delle altre. La scrittura è ancora da affinare, mi piace molto scrivere ma è anche molto faticoso. Ho iniziato scrivendo poesie e solo in seguito sono giunto alla prosa, ma della scrittura in versi mi è rimasto incollato il metodo: ogni parola, ogni combinazione di parole, di frasi e di periodi va misurata e scolpita nel segno del ritmo, della musicalità, dell’efficacia e dell’immediatezza. Questa cifra stilistica mi rallenta tantissimo nello scrivere in prosa, ma allo stesso tempo mi allontana dalla tentazione di perdermi in superflui e prolissi indugi narrativi. Sempre per colpa-merito della poesia, all’inizio tendevo ad un linguaggio aulico e carico di cultismi, ma ora sto facendo un’inversione di rotta. Sto lavorando sulla mia prosa, la sto asciugando, spolpando, riducendo all’essenziale. Cerco la sintesi perfetta. Vorrei saper scrivere come Simenon, ma ho ancora troppe sovrastrutture classiche di cui non riesco a liberarmi. In generale ho scritto quasi solo per l’infanzia, ma i miei ultimi due romanzi a cui sto lavorando da quasi 3 anni sono per tutti e spero proprio che vedano la luce presso un editore in gamba. La musica è solo un gioco. Non ho talento come musicista, so strimpellare una chitarra quanto basta per mettere in musica i miei versi. Il risultato che ne ottengo è accettabile, ma non di certo sublime. A qualcuno piacciono le mie ballate, ma io le faccio solo per non gettare via un testo che mi piace e che in forma di poesia avrebbe una vita ancora più breve.

Tra i tuoi lavori, molti sono state collaborazioni con grandi marchi, case editrici, riviste. Come sono nate queste collaborazioni? Come sei riuscito a farti conoscere?
Sono nate quasi tutte tramite conoscenze. Mi sono trasferito a Milano perché sapevo che per poter vivere di questo mestiere bisogna farsi conoscere, e di fatto così è stato. Funziona così: vivendo a Milano si conoscono un sacco di persone in circostanze mondane o professionali. Se hai talento, queste persone fanno girare il tuo nome fino a che non finisce sulla casella mail di qualche azienda che ti commissiona un lavoro. Altre volte sono le aziende a chiedere ad amici e collaboratori se conoscono qualcuno adatto ad un lavoro in particolare, e se il lavoro in questione è nelle mie corde, quegli amici e collaboratori dell’azienda (che io avevo conosciuto in circostanze del tutto differenti), propongono me all’azienda. Ma mi è anche capitato che qualcuno incappasse per caso nel mio sito o ad una mia esposizione e da lì nascessero delle fruttuose collaborazioni. In mezzo a queste situazioni ben definite, ci sono una miriade di altre possibilità meno definibili che possono portarti ad una collaborazione importante. Capita spesso che il fato e le coincidenze lavorino in mio favore.

Vista la tua passione musicale, quanto incide nei tuoi lavori?
Non c’è molta correlazione tra musica e illustrazione per quanto mi riguarda, se non nel fatto che mentre disegno ascolto la radio o Spotify. C’è da dire però che io mi ritaglio due ore al giorno per correre 20 km. In quelle due ore ascolto molta musica e tutte le idee per i miei romanzi e per le mie illustrazioni mi vengono quotidianamente mentre corro.

Le tecnica che usi più spesso è quella dell’acquerello. Nelle tue pennellate si trovano spesso colori freddi come il blu e l’azzurro. Perché questa scelta? Come vengono create le tue illustrazioni?
Vengo da un paesino di montagna dell’estremo nord-est friulano. Sono un uomo dei ghiacci e quelli sono i colori della mia infanzia. Devo tutta la mia formazione e il mio immaginario a quei luoghi. Ancora oggi sono la fonte di ispirazione per il 90% della mia produzione artistica. Come vengono create? Metabolizzo tutti gli stimoli che trovo nei romanzi che leggo, nelle cose che vedo e in quelle che ricordo, a quel punto comincia a prendere forma un’idea nella testa (di solito mentre corro), la afferro e la sviluppo in tutte le sue possibilità. A quel punto non mi resta che copiarla sulla carta dal modello che ho nella mia mente.

Cosa vuol dire fare delle proprie passioni il proprio lavoro? Cosa consiglieresti ai giovani che stanno cercando di seguire la propria strada?
È la soddisfazione più grande che si possa avere. Vivere della propria arte non ha prezzo, come non ce l’ha il poter fare l’unico lavoro che abbiamo sempre voluto fare. Vedere i propri lavori uscire dalla nostra camera e diventare qualcosa di grande e condiviso è una gratificazione immensa. E’ tutto molto bello, l’unico problema restano i soldi. Non è un lavoro che ti permette di cambiare vita tanto facilmente. Io rimango sempre un freelance, ho una partita iva che mi costa caro, i pagamenti arrivano quando vogliono e quasi sempre in ritardo, i lavori sono sottostimati e quindi sottopagati. Bisogna tirare la cinghia, sapersi accontentare, rinunciare a cenare fuori o a fare un viaggio, abbandonare l’idea di comprare una casa, accettare il compromesso di vivere con uno o più coinquilini e rimboccarsi le maniche. Ci sono alti e bassi, momenti in cui entrano guadagni insperati e momenti in cui il conto in banca assomiglia a un tetro paesaggio lunare. Non avere la certezza di uno stipendio fisso comporta la responsabilità di dover gestire al meglio i soldi quando ci sono, perché potrebbero servirti il mese successivo nel caso non entrasse alcun lavoro. E’ un’ansia continua insomma, ma perseverando si intravedono i bagliori di un miglioramento, lento ma costante, e un giorno, chissà,  se e quando il mio nome farà il salto di qualità, potrò concedermi anche io qualche piccolo lusso borghese come accendere un mutuo. Ai giovani che cercano di seguire la propria strada consiglio di non mollare mai e di non montarsi mai la testa. Di non smettere mai di fare ricerca e di cercare sempre di migliorarsi. Di uscire ed essere espansivi e di farsi conoscere di persona, perché è la nostra personalità a permetterci di vendere il prodotto della nostra arte.

“He loved looking at the falling snow which is still white and pure, while only a few metros under it’s grey and melted, above all the enchantment of absolute silence of the roof tops of London: no-one moans, there is no crime, no pain, no fear. Only the white snow with the black smoke dancing like knights on the ramparts swards in hand”. (“La slitta in mare” , Pietro Nicolaucich).

I feel like I live in a fairy-tale when I look at the illustrations of Pietro Nicolaucich. The colours, the atmosphere and the subjects brings me back to my youth. We have interviewed and discovered how his interests are formed! And the fairy-tale goes with the fantastic header he drew for PICAME.

Pietro, art is for sure your virtue, other than your work. How and when did your passion begin?
It was born in me, there wasn’t a particular event. Since when I can remember, I have always designed and I have always believed that it would be my job.

You are an illustrator, a poet, a children’s author, a short-story writer and a musician. Which of these do you prefer?
Illustrating is what I prefer, which has always been, because it is my talent. Writing is a work in progress, I like writing but it is very tiring. I started writing poems, only later I added prose, but in verse writing I became glued in this method: every word, every combination of words, of sentences and time I measured them in rhythm, with music. This style gives in writing a lot of prose but at the same time I was a long way from allowing me to indulge in an excessive and long narrative. Always for blame-credit of poetry, at the start I tended to use an elegant language but now I’m changing. I’m working on my prose, I’m trying to find the perfect summary. I would like to write like Simeon but I have got to much classical superstructures of which I haven’t yet freed myself. In general I have only written for children but my last two romances which I have been writing for nearly three years are for everyone and I hope you will see a good editor. Music is only a game, I’m not a talented musician, I can strum a guitar in time to music but the result is not good. Someone likes my playing but I only play to not throw away something I like that would have a short life in poetry.

A lot of your works have been big collaborations. How did these come about?
I moved to Milan because I always knew that if I wanted to become famous I would have to distinguish myself. I live in Milan and I know a lot of people. If you have talent, these people pass your name around until a company commission you some work. Other time a company will ask a friend if they know someone who could do a particular work and if “the work is my work” they will make a proposal to the company. Sometimes someone see my website and we will collaborate together. There are a lot of possibilities all in my favor.

How is your passion for music being incorporated into your works?
There isn’t a lot of a connection between music and illustration but while I’m designing I listen to the radio. I run 20 km a day, in these two hours I listen to music and all of my ideas for my novels and illustrations all come to me while I’m running.

Often you use watercolours and your colours are very cold. Why have you chosen this? How do you create your illustrations?
I come from a mountain village, in the extreme north-est Friulian. I’m an iceman and these are the colors of my youth. They are in my works and in my imagines. Even today the 90% of my inspiration and my artistic production is from my memories. I “absorb” all the incentives, which I find in my romance or which I see and I remember, I formulate in my head and at least I develop all the possibilities. At this point I put down my ideas on paper.

What’s it like to have a job which is also your passion? What advice would you give to young people?
This is the biggest satisfaction which I ever had. Living with art hasn’t price like the last work we have that we always wanted to do. To see your work become bigger gives an immense gratification. Everything is fantastic, the only problem is being paid, there isn’t a work which lets me change my life easily. I’m always freelance, I have a tax code which is expensive and payment always arrives late and the work is underestimated. There are also an highs and lows. I’m not certain of the fixed salary, I have to work months to months and it’s a worry but I persevere to become better slowly but shortly. Maybe one day when my name will be famous I could take out a mortgage. My advice to the young people is to not let go of their dreams, never give up and trying to be better. To be expressive and to know people because our personality will let us sell art products.