Dentro la Foresta: intervista a Chiara Dattola

on Feb 16, 2016

…e allora sarà bello perdersi, chiudere gli occhi, e lasciarsi popolare la mente da ogni singolo personaggio, animale, forma e colore creati dalla mano e dalla fantasia di Chiara Dattola“. Con queste parole Alessandro Gottardo ci accompagna Dentro la Foresta, esposizione che aprirà tra pochi giorni a Milano e che vede protagonista l’illustratrice italiana Chiara Dattola.

Di lei abbiamo già parlato in diverse occasioni. Classe 1978, milanese, lavora principalmente per l’editoria e dal 2007 è docente di illustrazione allo IED. I lavori che esporrà alla Galleria il Vicolo dal 25 febbraio al 2 aprile fanno parte di un progetto personale che Chiara porta avanti da diverso tempo. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lei per capire meglio di cosa si tratta.

Dentro la Foresta: perdersi all’ombra umida tra gli alti tronchi” è il titolo completo della tua mostra, che come abbiamo anticipato inaugura il prossimo 25 febbraio. In esposizione ci saranno una ventina di chine, alcuni collage e due sculture realizzate su tuo progetto da LaFucinaCreativa di Milano. Sembra che a crescere in mezzo ai boschi possano succedere un sacco di cose. Raccontaci di più.
Sì a crescere fra i boschi succedono cose eccezionali! Lo confermo! Questo progetto, il voler raccontare la foresta, nasce dal mio bisogno di raccontare, appunto, il mio mondo. Un mondo in continua crescita, in continua evoluzione perché sempre più ricco di simboli e significati.
Vi ho preso rifugio tanto tempo fa, anche se all’inizio mi ci nascondevo. Oggi lo abito senza paura e lasciandomi scorgere di tanto in tanto dalle persone coraggiose che vogliono infilare il loro naso fra i rami. Questo mio mondo è composto di tante creature, creature silvestri anche, ma che si popola di giorno in giorno di esseri sempre più o meno complessi, più o meno radicati o semplicemente di passaggio. Il progetto è nato molto tempo fa ed era costituito esclusivamente dal collage “La foresta di carta”, che fu esposto per un giorno solo in mezzo a uno splendido giardino di Varese.

A fare da preambolo alla mostra una bella introduzione di Alessandro Gottardo e Ferruccio Giromini, ma anche una poesia scritta di tuo pugno, un’ode alla Foresta ed alle specie viventi che la popolano ed in essa trovano rifugio. È la prima volta che ti cimenti con la poesia?
Mi piace che ti ricordi un’ode. In realtà quello era proprio il testo per un progetto di libro sulla foresta che non ha mai visto la luce. E ci sono molto affezionata. Ho deciso di narrare in prima persona perché volevo proprio un racconto in soggettiva della grande madre che tutto vede e tutto può, senza giudizio, ma semplicemente. Qualcosa al di sopra di tutto.

Io sono la madre.
Io sono il rifugio.
Sono il letto per i loro figli.
Sono il cibo.
Io sono la vita e sono la morte.
Io sono in ogni seme trasportato dal vento,
sono in ogni raggio di sole.
Sono corteccia, fiore, filo d’erba, spina,
lacrima dentro agli occhi.
Io sono il luogo dei sogni.
Sono il tempo degli incubi.
Io sono la foresta.
[ La Foresta, Chiara Dattola ]

Siamo abituati alle tue illustrazioni ipercolorate e digitali, cosa ha significato per te lavorare in bianco e nero e con una tecnica tradizionale come la china?
Gli esperimenti a china (anche se presento in mostra anche opere a colori e non solo collage ma anche un paio di acrilici su tela) sono stati pensati, soprattutto per focalizzare la mia attenzione sui soggetti e meno sui colori, ovviamente. Ho sempre l’abitudine di voler colpire i lettori con colori sgargianti, contrasti forti, che accolgono il soggetto dell’illustrazione e ne esaltano l’atmosfera. In questo caso volevo catalizzare le emozioni di chi guarda solo con l’aiuto del soggetto e del racconto che la linea produce quando si sgroviglia sul foglio.
Il bianco e nero e, la china, in particolare, mi hanno sempre affascinata, sia come tecnica da sperimentare, sia per lo stesso motivo per cui mi piace la fotografia in bianco e nero: ricorda sempre un periodo lontano, prezioso, come risalente alle nostre radici di esseri umani. E quindi ho provato.

La ventunesima tavola, che possiamo apprezzare in esclusiva perchè realizzata apposta per questa intervista, non sarà presente alla mostra, il che la rende doppiamente preziosa per noi e per i nostri lettori. Che cosa racconta?
La tavola che ho realizzato per PICAME si ispira a una delle chine in mostra, quindi, dici bene: è la ventunesima. Le mie creature si nascondono nel bosco e si lasciano scorgere piano piano fra i neri e gli scuri dei fondali. Come quando andiamo in cerca di risposte e consapevolezze e le vediamo emergere, subconsce. Questa ventunesima tavola si ispira a quella china che si intitola Nell’oscurità e a una tavola per bambini che avevo disegnato tempo fa per me. Per PICAME, fra i rami di un piccolo bosco colorato, ho nascosto un solo essere silvestre molto colorato anch’esso, e curioso.
Forse è un mio ritratto. Magari per la mostra mi vesto così.

Chiara Dattola portfolio

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