Intervista surreale con gli enigmatici illustratori dell’Ufficio Misteri

on Nov 26, 2019

Se vi piacciono le atmosfere magiche, i mondi fantastici e le investigazioni dell’impossibile c’è un collettivo composto da tre illustratori che ha deciso di soddisfare la vostra voglia di ignoto. È l’Ufficio Misteri, dietro al quale si celano le matite di Marco Bassi, Daniele Castellano e Bruno Zocca. Hanno partecipato a varie edizioni della Bologna Children’s Book Fair (di cui Daniele Castellano ha curato l’immagine nel 2017), hanno pubblicato per Electakids, Einaudi ragazzi, Bianconero e hanno lavorato per varie testate tra cui il New York Times. Il 28 novembre prossimo saranno presenti allo ZOO Bilbolbul Fest con “Un altro caso irrisolto“.

Il trio dei misteri ha accettato di realizzare per Picame e i suoi lettori un header invitandovi a scoprire cosa si cela al di là della porta.

Ho tentato di squarciare il velo di riservatezza che nasconde la loro attività facendogli alcune domande. Manco a dirlo ne hanno approfittato per trasformare le risposte in racconti surreali, coerenti con lo stile “misterioso” che li contraddistingue.

Benvenuti su Picame. Iniziamo con una breve introduzione: da dove venite e cosa fate?
Tutto cominciò ad Urbino con il collettivo Corteccia. Ci siamo ritrovati in una stanza male illuminata, molto umida, nell’aria si percepiva un forte odore di sottobosco. Marco aveva appena inforcato i suoi pantaloni in jersey viola quando un tuono fece tremare i vetri delle  finestre: fu subito chiaro a tutti che da quel momento i nostri destini sarebbero stati indissolubilmente legati. Come prima cosa progettammo un sistema multimediale per prenderci cura delle piante senza impiegare pesticidi e prodotti chimici. Fu un grande successo e insieme agli insetti che riuscimmo a salvare grazie a quell’invenzione ci trasferimmo a Bologna. Da allora le nostre vite presero una strana piega: ci ritrovavamo sempre più spesso invischiati in fatti inspiegabili e alle prese con reperti ai confini dell’assurdo. Fu così che decidemmo di abbandonare il giardinaggio per dedicarci al mondo dell’investigazione.

Il vostro affiatamento risale a diversi anni fa: avete studiato insieme, abitate tutti e tre nella stessa casa-studio e spesso collaborate agli stessi progetti se non alle stesse immagini. Come riuscite a lavorare a sei mani su un lavoro senza, perdonate il bisticcio di parole, “pestarvi i piedi” a vicenda? Vi siete dati delle regole?
A Bologna, dicevamo, iniziammo a lavorare a diversi casi. Non ci era però molto chiaro il metodo da seguire. Dapprima provammo con appostamenti e pedinamenti, ma data la natura sovrannaturale degli intrighi con cui avevamo a che fare, decidemmo di adottare una strategia diversa. Scoprimmo presto che il carattere magico ed esoterico del disegno faceva al caso nostro. Dato l’obiettivo oscuro delle nostre faccende, decidemmo di affidarci all’istinto evitando di limitarci dandoci delle regole. Ovviamente neanche questa è una regola, quindi in alcuni casi ci concediamo la possibilità di organizzarci in modo più definito ad esempio disegnando a turni o spartendoci il lavoro in base ai personaggi coinvolti nelle vicende.

Oltre all’ispirazione di Harry Potter avete altre passioni in comune? Quali sono le vostre fonti di ispirazione?
La vita a Bologna procedeva tra alti e bassi. Un giorno ci ritrovammo di fronte a un caso apparentemente irrisolvibile, andammo a dormire col morale sotto le scarpe e in piena notte sentimmo Bruno gridare nel sonno alcune parole sconosciute. Preoccupati lo svegliammo per chiedergli spiegazioni, eppure quelle parole sembravano stranamente familiari, non ci volle molto per capire che avevamo fatto tutti e tre lo stesso sogno e che proprio quel sogno conteneva la soluzione al nostro enigma. Dopo quella volta ci capitò spesso di ispirarci ai sogni e di affidarci a tutto quello che non accade alla luce del giorno.

Per sviluppare nuove idee da realizzare insieme vi affidate di più alla sperimentazione o alla definizione di un progetto strutturato? In due parole: preferite l’ordine o l’improvvisazione?
Per sfuggire alla monotonia del lavoro d’ufficio abbiamo cominciato, da qualche tempo a questa parte, a concederci qualche lieta divagazione all’insegna del disegno libero nelle campagne della Valmarecchia. Durante questi ritiri aziendali ci dedichiamo alla sperimentazione e all’improvvisazione più assoluta, senza farci mancare qualche attività ricreativa spesso gastronomica. Queste spensierate parentesi di vita bucolica ci hanno dato lo spunto per inserire negli interstizi della nostra routine di lavoro dei controdisegni di decompressione per sciogliere la tensione.

Oltre alla grafite avete pensato di affrontare anche le tecniche digitali?
Essendo nel campo delle investigazioni da alcuni anni ci siamo resi conto che ogni caso è un mondo a sé. Pur privilegiando il disegno a grafite per le sue risapute qualità alchemiche, siamo coscienti che ogni indagine può richiedere una tecnica diversa. Proprio per questo, di recente, abbiamo istituito un reparto di ricerche tecnologiche presieduto dall’ ing. Carlo Aromando con la missione di scoprire nuovi metodi investigativi al passo coi tempi.

Gli artisti che vi sentite di consigliare ai nostri lettori – visto che siete in tre proponete tre nominativi per ognuno.
Claudia Palmarucci, Theodor Kittelsen, Andrea de Franco, Sergio Ruzzier, Scott Espeseth, Franco Matticchio, Domenico Gnoli, Alfred Kubin, Max Ernst, Caspar David Friedrich e Marco Taddei, fidato collaboratore dell’Ufficio per quanto riguarda il reparto scrittura.

Cosa c’è sulla vostra scrivania?
Di recente Daniele ha adottato un gatto nero di nome Martino che ha cominciato ad occuparsi dell’organizzazione degli oggetti sul piano di lavoro. È difficile rispondere a questa domanda visto che Martino ama sconvolgere la configurazione del tavolo di ora in ora, in base a suoi imprevedibili umori.

Avete già dimostrato di voler sviluppare i vostri progetti di illustrazione in forme che vanno al di là del libro, più suggestive e coinvolgenti, come la recente installazione che avete realizzato per il Paw Chew Go festival di Milano e a quello che state per realizzare al Bilbolbul di Bologna. Per il futuro avete pensato ad altri modi e media per mettere in scena i vostri misteri?
Ci siamo accorti che un metodo efficace per evitare piste sbagliate o vicoli ciechi è cercare di non affidarci solo a noi stessi e coinvolgere il pubblico chiedendogli aiuto nella risoluzione delle indagini immergendolo il più possibile nel tempo e nello spazio delle vicende. Un esempio è dato dall’ultimo caso di cui ci siamo occupati che presenteremo presso Zoo durante il Bilbolbul, una brutta vicenda legata all’infestazione del nostro archivio da parte di un poltergeist. Lo spirito si è addentrato nei corridoi e ha ingarbugliato gli schedari spezzando i legami tra le immagini e le parole. Per qualche oscuro motivo, probabilmente legato alla contaminazione ectoplasmatica tra le nostre menti e quella del fantasma, non siamo riusciti ancora a ristabilire l’ordine. L’unica soluzione è di affidarci a dei punti di vista esterni chiedendo aiuto al pubblico nella ricomposizione di testi e disegni. Sicuramente anche in futuro ricorreremo ad altri metodi non convenzionali, siamo infatti in contatto con un regista teatrale con il quale vorremmo collaborare.

Un obiettivo o un progetto che vorreste realizzare entro un anno.
Nel 2013 siamo entrati in possesso di una filastrocca maledetta risalente all’inizio del secolo, nessuno di noi ha avuto ancora il coraggio di leggerla per intero. Crediamo sia giunta l’ora di presentarla ufficialmente e di lasciare questa gravosa responsabilità al pubblico.

Vi siete incuriositi? Potete scoprire l’identità dei componenti dell’Ufficio Misteri in questa video-presentazione del progetto che hanno realizzato per la Card Musei di Bologna. Poi ci sono il loro sito e l’account Instagram, ma non ditelo a nessuno!

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