L’illustrazione come “comfort zone”: intervista a Vito Ansaldi

on Sep 12, 2019

Usare la creatività mi fa sentire veramente libero” si legge sul sito di Vito Ansaldi, 38 anni, siciliano di nascita ma torinese d’adozione. Dopo un passato nel mondo dell’informatica, che il nostro non rinnega ma anzi considera propedeutico al mestiere di illustratore, Vito decide di riprendere in mano le matite – analogiche o digitali che siano – per ricominciare a divertirsi lavorando.

L’illustrazione è la sua comfort zone, la sperimentazione è il suo modo per tenere sempre allenata la fantasia e per andare alla ricerca di uno stile che, a suo dire, è ancora in fase di delineamento. Il talento non manca, e con esso la capacità di veicolare messaggi attraverso immagini semplici, schiette, ironiche, con all’occorrenza un tocco di poesia. Come nell’header che ci ha voluto dedicare, intitolato “Butterfly Effect“.

Vito interpreta virtù e contraddizioni del mondo moderno, ed ognuna delle sue illustrazioni è un chiaro invito a riflettere, impossibile da ignorare. Ecco cosa mi ha raccontato:

Ciao Vito, benvenuto su Picame. Iniziamo con una breve introduzione per i nostri lettori: chi sei, da dove vieni e che cosa fai.
Ciao! Sono Vito Ansaldi, 38 anni, siciliano, torinese di adozione. Sono un illustratore esordiente. Sono stato un tecnico informatico per molto tempo, cosa che credo mi abbia avvantaggiato nell’approccio all’illustrazione digitale. Non ho avuto una formazione accademica, ho studiato e sto studiando ancora da autodidatta, divorando libri e documentandomi in modo maniacale. L’illustrazione è diventata la mia comfort-zone spirituale. In questo periodo metto in ordine il lavoro fatto fin’ora e corteggio gli Art Director perché, ovviamente, mi piacerebbe vivere esclusivamente di questo.

Quando hai capito che nella vita avresti voluto fare l’illustratore?
Questa presa di coscienza non è stata assolutamente rapida, è arrivata gradualmente. Ho fatto anche altri lavori, tutti diversi tra loro. Sono stato anche qualche mese in Olanda. Mi sono concesso del tempo per riflettere. Avevo di certo capito di ambire ad un’identità professionale che avesse l’uso della creatività come componente primaria.
Nel frattempo, mia moglie Chiara che è un entusiasta laureata in Storia dell’Arte, mi ha coinvolto nel suo mondo. Un’attenta autoanalisi e un profondo rispolvero di sensazioni “fanciullesche” mi ha fatto poi definitivamente riprendere in mano la matita.

Quali sono le tue fonti di ispirazione?
Direi Tutto. Sono, per istinto, un osservatore. Se ci guardiamo attorno con estrema attenzione ci sono un sacco di stimoli. Io rifletto su quello che ho appena visto, o su “quello che mi è sembrato di vedere” e traduco il mio personale pensiero in un’ illustrazione.

Come descriveresti il tuo stile?
Onestamente trovo ancora difficile rispondere a questa domanda, probabilmente perché sto ancora sperimentando parecchio, sono molto impulsivo in questo. Mi impongo ancora poche regole, sia nella scelta dei temi trattati che nello stile con il quale li espongo. C’é per certo che amo l’arte concettuale che per me è l’espressione artistica, visuale, di un concetto che induce (almeno si spera) allo stupore, o alla semplice riflessione, ad una presa d’atto.

Uno strumento tradizionale ed uno tecnologico a cui non potreste mai rinunciare.
Il quadernetto da disegno dove abbozzo le idee quando sono in giro (che ho scoperto essere indecifrabile agli altri), e il tablet di quella famosa marca dove disegno.

Quali sono le tue passioni, oltre all’illustrazione?
La fotografia, adoro scattare istantanee non programmate, spesso in bianco e nero. Il BBQ, cucinare sul fuoco mi rilassa come poche altre cose.

Tre artisti che ti senti di consigliare ai nostri lettori.
Giulia Neri, per la sua capacità di rappresentare i sentimenti umani sui corpi dei suoi personaggi. Hanno una vita propria, ti sembra di conoscerli. Andrea Ucini, per la genialità delle sue illustrazioni concettuali. Riesce a mostrare messaggi fortissimi con il minino e indispensabile. Irene Blasco, che nelle sue illustrazioni e dipinti riesce a raggiungere con i colori una luminosità ipnotizzante. Sarà per via del sole della sua Valencia.

Vito Ansaldi