“I learn by watching you” L’intervista di Emiliano Ponzi per Annual Typography

on Feb 17, 2015

[English version along the post] “The paradigm shifter” è un’intervista e un breve compendio di storia e sviluppo del metodo creativo di Emiliano Ponzi. Realizzata da Typography Annual n. 5 di Communication Arts, uno fra i più prestigiosi annual di visual design e comunicazione.


Il linguaggio dell’autore italiano viene ripercorso nel tempo, dall’infanzia alla formazione, dall’inizio della carriera ad oggi. E trova naturale collocazione, all’interno di questa ultima uscita dell’Annual, tra le più significative realtà creative contemporanee. Il cambio di paradigma, lo spostamento semantico nel gioco tra parole e immagini, tra significati e simboli come strategia per resistere al rumore di fondo dell’attualità. Dalle parole di Emiliano Ponzi.

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L’illustratore italiano Emiliano Ponzi scava in profondità per realizzare le sue immagini, come un archeologo a caccia di ossa. Analizza le sue scoperte e le traduce in nitide, audaci illustrazioni, infuse della sua simbologia. Visivamente, si potrebbe pensare che abbia vagato per New York con Edward Hopper od oziato in California a bordo piscina con David Hockney. Invece è cresciuto in una città rinascimentale con un castello turrito e un fossato. In poco più di un decennio, il pluripremiato illustratore ha guadagnato l’attenzione dei direttori artistici di New York, Parigi e Milano, è stato intervistato dalla televisione italiana ed è il protagonista di un documentario francese.

LE ORIGINI
Nato nel 1978 da un direttore di banca e da un’insegnante, Ponzi è cresciuto a Ferrara. Ha iniziato a disegnare da bambino, colorando fumetti e perfezionando i personaggi Disney ma, secondo lo stesso artista, senza avere un talento particolare. Lo ha fatto, tuttavia, con determinazione. “Ad un certo punto, disegnare è divenuto una sfida; non era più un piacere per me. Volevo solo migliorare“.
Emiliano viveva in una piccola città nell’epoca pre-internet e non aveva idea che disegnare potesse diventare un lavoro. Quando ha dovuto scegliere la scuola superiore, una decisione difficile per la maggior parte degli adolescenti italiani, ha seguito i consigli dei suoi genitori e si è iscritto al liceo classico. Oggi Ponzi è a loro grato per avergli sconsigliato di scegliere un liceo artistico perché negli anni ha potuto maturare una solida base culturale e la capacità di ragionare, analizzare e comunicare. Spiega: “Mi ha insegnato a pensare ad un albero perfetto, non solo a come disegnarlo”.

Parlando via Skype da Milano, dove vive dal 1997, ammette che non sapeva bene che cosa la sua carriera artistica potesse diventare quando si trasferì in città per frequentare l’Istituto Europeo di Design. “Sapevo che ero abbastanza bravo a disegnare e volevo fare qualcosa di significativo”. Le sue capacità convergevano nell’illustrazione ed iniziò a sviluppare il proprio processo per sposare immagini e idee. Fin dall’inizio capì che i concetti dovevo avere più peso dello stile. “Lo stile cammina a braccetto con le tendenze. Si può essere alla moda per dieci anni, o per una generazione, ma poi si invecchia”. E continua: “Quello che sto dicendo nella mia illustrazione è molto più importante di come io lo stia dicendo. Se ho alcuni concetti da trasmettere con il mio lavoro, probabilmente durerò più a lungo”.
A scuola ha imparato ad utilizzare Corel Painter. Lo IED aveva già all’epoca un buon reparto digitale, inusuale in Italia, ed Emiliano si innamorò del software, che continua ad utilizzare ancora oggi. E mantiene, tuttora, l’entusiasmo gli strumenti che contiene, in particolare i vari pennelli, come se li avesse appena scoperti. Dopo avergli chiesto se conservasse schizzi o disegni delle idee iniziali su carta, Ponzi con una risata ha affermato: “Posso fare qualche schizzo appena abbozzato ma per me è come scrivere la lista della spesa”. Poi ha interrotto la nostra intervista per prendere nota di qualcosa ma non ha trovato la carta su cui scriverla.

“Lo stile cammina a braccetto con le tendenze. Si può essere alla moda per dieci anni, o per una generazione, ma poi si invecchia”

IL MONACO IN CELLA
L’incertezza ha riempito la vita di Ponzi dopo la laurea: “È stata una scommessa – è sempre una scommessa – e avevo paura perché non avevo un piano B. Che è la cosa che mi ha fatto avere successo”. Ha guardato i suoi compagni di classe rinunciare al loro sogno di diventare illustratori. Oggi solo tre di loro si guadagnano da vivere con questo lavoro ma per Ponzi non si trattava di un’opzione. “Ho iniziato il percorso e dovevo completarlo”.
Per i successivi quattro anni, rintanato nel suo appartamento di Milano, si è concentrato sulla professione dell’illustratore facendo poco altro ed uscendo raramente. “So che suona un po’ inquietante, ma l’illustrazione era la mia priorità”. La sua monografia del 2011, intitolata 10×10, raccoglie il lavoro creato nei dieci metri quadrati della sua “cella”, durante i primi dieci anni di lavoro. Le immagini sono accompagnate da frammenti di e-mail ricevute da clienti e amici che vanno dallo straziante all’esilarante e raccontano la storia di quegli anni. Nell’introduzione del libro, Nicholas Blechman, art director della Book Review di The New York Times, elogia Ponzi: “Come tutti i grandi illustratori, Emiliano è versatile. Sa passare facilmente da tema a tema, dal disegno del tracollo finanziario al disegno della crisi dell’educazione”. Una seconda monografia con introduzione dell’illustratore Brad Holland e del designer di Pentagram DJ Stout è in preparazione con l’editore di 3×3 Magazine.

Il periodo “monastico” di Emiliano Ponzi termina con un portfolio che gli ha permesso di entrare in contatto con le piccole aziende italiane, poi con quelle più grandi, e infine con un agente di New York per lavorare negli Stati Uniti. Ha guadagnato una scintillante raccolta di premi – ori, argenti e bronzi – da concorsi tra gli ADC Annual Awards, l’ADC Giovani Guns Award, American Illustration, l’Associazione Autori di Immagini, Communication Arts, Print Magazine, la Society of Illustrators e 3×3 Magazine. I suoi clienti includono il New York Times, The New Yorker, il Los Angeles Times, Newsweek, il Washington Post, Businessweek, The Atlantic Monthly, Sports Illustrated e, in Europa, Elle, Le Monde, La Repubblica, Feltrinelli, Arnoldo Mondadori Editore e Giulio Einaudi Editore. Oggi, Ponzi lavora a casa, in una stanza più grande, più solare, con un balcone con vista sui tram giallo limone di Milano che passano sotto ai suoi occhi. Con le sue pareti bianche, libri, oggetti attentamente posizionati ed un’aura di clausura che ancora aleggia nell’ambiente.

IL CAMBIO DI PARADIGMA
Come la disposizione degli oggetti nel suo studio, nulla nelle illustrazioni di Emiliano Ponzi è lasciato al caso. Ogni elemento passa al vaglio del suo rigoroso metodo creativo. “Comincio a giocare col testo dell’articolo per vedere se riesco a traslare due parole in diversi ambienti visivi”. Per spiegarsi, fa riferimento ad una immagine di Hitler che ha creato per illustrare la canzone di Valerio Millefoglie “Torsolo di mela”. Nell’illustrazione monocromatica, le forme in negativo e positivo di una mezza mela mangiata creano l’immagine inconfondibile del volto del dittatore. Quattro semi formano invece i suoi inconfondibili baffi. La traduzione è, nel linguaggio di Ponzi: Hitler = male e Mela = male (in latino, le due parole sono uguali). I due simboli si fondono in un terzo: Hitler è cattivo fino in fondo al suo essere (i semi di mela contengono cianuro).
I suoi messaggi in altre illustrazioni non appaiono così velocemente. In un pezzo sull’innalzamento del livello del mare per Le Monde, pone tre ballerini polinesiani davanti a palme ondeggianti. La scena idilliaca e calma culla l’occhio fino a quando si nota che le donne sono immerse nell’acqua fino alla vita, rappresentata da un livello di bianco quasi trasparente. Così Ponzi sfida i suoi spettatori a trovare l’elemento fuori luogo nell’immagine.
Il colore guida i simboli nei messaggi ad alto impatto di Ponzi. Tre o quattro tinte compongono ogni palette e i colori complementari – come rosso e verde – indirizzano l’occhio verso la chiave della scena. In un’edizione del magazine italiano Un Sedicesimo, Ponzi illustra il nono cerchio dell’Inferno di Dante usando solo il rosso, il bianco e il nero. Nella scena, due prostitute negoziano con un cliente accanto alla sua auto. Si tratta di una scena ordinaria fino a quando si guarda dentro la macchina e si nota il colletto bianco da prete. Un classico di Ponzi. Egli utilizza lo stesso processo creativo e il sofisticato gioco di colori sia che stia illustrando un pezzo editoriale, un’animazione o un’installazione.

Emiliano sfida i suoi spettatori a trovare l’elemento fuori luogo nell’immagine. Tre o quattro tinte compongono ogni palette e i colori complementari indirizzano l’occhio verso la chiave della scena

ISPIRAZIONI ED INFLUENZE
Quando Ponzi parla di come ha sviluppato il suo stile visivo cita la neuroscienza, come per i bambini che imparano a camminare. In poche parole: “Vedo quello che fai. Imparo guardandoti”. Nei suoi primi anni, assorbe tutto quello che può da quelli che considera i grandi maestri come Brad Holland, Lorenzo Mattotti, Alex Katz, David Hockney e Edward Hopper. Poi, naturalmente, crea un percorso diverso per non intraprendere strade già battute. “Non posso seguire Brad Holland, perché ha la sua strada. Devo costruire la mia”.
Il designer americano John Maeda è un altro idolo di Ponzi: “È una persona molto intelligente e un designer brillante. Dice che la realtà è complessa, quindi dobbiamo crearne una versione sintetica. I miei sforzi sono rivolti nel ridurre gli elementi senza avere alcuna diminuzione, lasciando tutto ciò che è necessario per capire in modo che l’illustrazione non risulti vuota”. Confrontando i suoi precedenti lavori con quelli più recenti, è evidente che Ponzi continua a semplificare le immagini, data la maturazione delle sue capacità di comunicazione.
L’editore italiano Feltrinelli gli ha commissionato le copertine dell’autore americano Charles Bukowski. L’artista si è immerso nel suo lavoro, nell’epoca e nel luogo nei quali ha vissuto, ha accumulato immagini di auto, bar e acconciature di quegli anni. Nel libro “Compagno di Sbronze“ (titolo originale: Erections, Ejaculations, Exhibitions and General Tales of Ordinary Madness), i capezzoli rossi di tre figure trasmettono il contesto sessuale della scena. Le copertine hanno ottenuto numerosi riconoscimenti, compreso un Gold Cube dalla Art Directors Club. Ora Ponzi sente la pressione di finire gli altri titoli e scherza, sperando di ritrovare il “mago interiore” che ha creato i primi.

Scivola senza sforzo dalla Los Angeles grintosa di Bukowski ad un recente incarico a Milano dove lui e altri cinque artisti sono stati invitati a definire la loro città di residenza al di là dei cliché della moda e delle passerelle in una mostra presso la Triennale. Per comunicarne la modernità, ha sovrapposto due grattacieli milanesi, uno storico ed uno più recente già diventato icona. Per trasmetterne la complessità, ha giocato con la mappa della metropolitana. Per interpretarne la cultura, ha riempito il palco della Scala di ballerini; uno indossa il Duomo della città come cappello.

“Vedo quello che fai. Imparo guardandoti. I miei sforzi sono rivolti nel ridurre gli elementi senza avere alcuna diminuzione, lasciando tutto ciò che è necessario per capire in modo che l’illustrazione non risulti vuota”

IL FUTURO
Forse il lavoro del futuro comprenderà più animazione o progetti di installazione, insieme a qualcosa che concerne arredamento e moda. Inoltre Ponzi ha progetti specifici in mente: “Ci sono alcuni obiettivi che voglio raggiungere prima di morire”. Sorride e ammette di voler realizzare una cover del New Yorker (ad oggi ha già fatto alcune illustrazioni interne per il prestigioso magazine) e di voler illustrare un progetto per Apple. “Soprattutto vorrei durare a lungo, come Brad Holland” un desiderio che sente fin dall’inizio della sua carriera.
Avere tempo per il lavoro personale non è sulla sua lista dei desideri. “Sono fortunato perché quello che faccio è quello che mi piace, quindi cerco di dare il mio mio meglio, a prescindere dal fatto che questo sia un lavoro. Le illustrazioni sono i miei figli. Cerco di creare l’idea migliore ed il modo migliore per rappresentarla, quindi sono veramente stanco quando ne finisco una. Non nel corpo, ma nella mente. Il mio lavoro personale è l’illustrazione”. Emiliano può essere stanco alla fine di un progetto ma a differenza di molti suoi connazionali che sono noti per avere a disposizione lunghe vacanze, dopo qualche giorno in spiaggia si annoia e vuole tornare nel suo studio per dedicarsi ai suoi “figli”.

Emiliano Ponzi x Communication Arts

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Original Version

Italian illustrator Emiliano Ponzi digs deep for imagery,
like an archaeologist hunting for bones. He analyzes his
discoveries and translates them into crisp, bold paintings
infused with his signature symbology. Visually, you’d think
he’d wandered New York with Edward Hopper or lounged
poolside in California with David Hockney. Instead, he grew
up in a Renaissance city complete with a towered castle
and a moat.
In slightly more than a decade, the award-winning illustrator
has gained the attention of art directors in New York, Paris
and Milan, has been interviewed on Italian television, and is
the subject of a French documentary. His upbringing hinted
at none of this.

The foundations
Born in 1978 to a bank manager and a schoolteacher, Ponzi
grew up in Ferrara, Italy, near Bologna. He began drawing as
a child, inking cartoon strips and perfecting Disney characters,
but, according to the artist, had no special talents. He did,
however, possess determination. “At a certain point, [drawing]
was a challenge; it was no longer a pleasure for me. I just
wanted to get better and better.”
Living in a small city in pre-Internet days, he had no idea
that drawing could become a career. When Italian adolescents
must choose between specialized high schools—a weighty
decision for most thirteen-year-olds—he followed his parents’
practical advice and enrolled in a liceo classico for a broad
humanities education, including history, philosophy, Latin,
ancient Greek and Italian literature. Today Ponzi is grateful
to his parents for steering him away from an arts high
school because he gained a solid cultural foundation with
the skills to reason, analyze and communicate results. As he
explains, “It taught me how to think, not just how to draw
a perfect tree.”
Speaking via Skype from Milan, where he’s lived since 1997,
Ponzi admits he didn’t really know what his artistic career
could be when he moved to the city to attend the Istituto
Europeo di Design (IED). “All I knew was that I was quite
good at drawing and I wanted to do something meaningful
with it.” He quickly discovered his talents converged in
illustration, and he set about developing his own process
for marrying images and ideas.
From the beginning he understood that concepts hold more
weight than style. “While the style is a part of it, style
deals with the trends. You can be cool for ten years, or for a
generation, but then you get old.” He goes on, “What I’m
saying in my illustration is much more important than how
I am saying it. If I have some messages to convey with my
work, I’ll probably last longer.”
In school he was introduced to Corel Painter. IED had a
robust digital department, unusual in Italy at the time, and
he quickly fell in love with the painting program, which he
continues to use today. He maintains an enthusiasm for the
program’s brushes as if he’d just discovered them. Asked
about keeping sketchbooks or drawing initial ideas on
paper, Ponzi says with a laugh, “I might make some really
sketchy sketches. Like writing the list of things you need at
the supermarket.” During our interview, he stopped to take
a note and couldn’t find any paper within reach.

The monk in his cell
Uncertainty filled Ponzi’s life after graduation. “It was a
bet—it’s always a bet—and I was scared because I didn’t
have a Plan B. That is the thing that made me succeed.” He
watched his classmates give up on their dreams of becoming
illustrators—today only three make a living in illustration,
but for Ponzi that was not an option. “I started on the path,
and I had to complete it.”
For the next four years, he holed up in his Milan apartment
and applied himself to his illustration, doing little else, rarely
going out. “I know that sounds a little creepy, but I decided
to do that. Illustration was my priority.”
His 2011 monograph, titled 10×10, gathers the work created
in the ten square meters of his “cell” during his first ten
years. The images are accompanied by e-mail snippets from
clients and friends that range from heartbreaking to hilarious
and tell the story of those years. In the introduction, art
director Nicholas Blechman praises Ponzi: “Like all great
illustrators, he is versatile. He can switch easily from topic
to topic, from drawing the financial meltdown one day to
drawing the crisis in education the next.” A second
monograph with introductions by illustrator Brad Holland
and Pentagram designer DJ Stout is in the works with the
publisher of 3×3 magazine.
Ponzi emerged from his monastic period with a portfolio
that attracted advertising and editorial work for smaller
Italian companies, then larger ones, and finally a New York
agent and work in the United States. He has earned a glittery
collection of awards—golds, silvers and bronzes—from
competitions including the ADC Annual Awards, the ADC Young
Guns Award, American Illustration, Associazione Autori di
Immagini, Communication Arts, Print magazine, the Society
of Illustrators and 3×3 magazine’s Illustration Annual. His
clients include the New York Times, The New Yorker, the Los
Angeles Times, Newsweek, the Washington Post, Businessweek,
The Atlantic Monthly and Sports Illustrated, and in Europe, Elle,
Le Monde and La Repubblica, and publishers Feltrinelli, Arnoldo
Mondadori Editore and Giulio Einaudi Editore. Today, Ponzi
works at home, in a larger, sunnier room with a balcony overlooking
Milan’s lemon-yellow trams passing below. With its
white walls and carefully curated books and objects, it still
has a cloistered feel.

The paradigm shift
Like the objects in his studio, nothing in Ponzi’s illustrations
arrives by accident. Each element passes through the rigorous
creative method he distilled while in art school. “I start
playing with words that I find in the article or in the text
to see if I can move two words into different visual environments.”
To explain, he references an image of Hitler he
created to illustrate the meaning of the lyrics in musician
Valerio Millefoglie’s song “Torsolo di Mela” (Apple Core).
In the monochromatic illustration, the negative and positive
shapes of a half-eaten apple create the unmistakable image
of Hitler’s face. Four apple seeds draw the Fuhrer’s signature
mustache. The translation in Ponzi-speak: Hitler = Evil and
Apple = Evil (in Latin, the two are the same word). The two
symbols become a third: Hitler is evil to the core (apple seeds
contain cyanide).
His messages in other images don’t always appear as quickly.
In a piece about rising sea levels for Le Monde, he places
three Polynesian dancers in front of swaying palm trees. The
idyllic scene and calm colors lull the eye until we see that the
women are up to their waists in water, depicted by a nearly
transparent wash of white. Ponzi challenges his viewers to
find the “punch line,” the element that is out of place.
Color drives the symbols in Ponzi’s high-impact messages.
Three or four colors make up each palette, and complementary
colors—like red against pale green—draw the eye
to the out-of-place element. In an edition of Italian graphics
magazine Un Sedicesimo, Ponzi illustrates the ninth circle of
hell from Dante’s Inferno using only red, black and white. In
the scene, two prostitutes negotiate with a client next to his
car. It’s an ordinary scene until you look inside the car and
see a priest’s white collar. Classic Ponzi. He uses the same
creative process and sophisticated color play whether he is
illustrating an editorial piece, an animation or an installation.

Inspiration and influence
When Ponzi talks about how he developed his visual style,
he cites the neuroscience behind how kids learn to walk.
Simply put, “I see what you do. I learn by watching you.” In
his early years, he absorbed everything he could from those
he calls great masters, such as Brad Holland, Lorenzo
Mattotti, Alex Katz, David Hockney and Edward Hopper.
“Then, of course, you have to create a different path
because those other paths are already occupied. I can’t
chase Brad Holland because he has his own street. I have
to build mine.”
American designer John Maeda is another of Ponzi’s
heroes. “He is a very smart person and an intelligent
designer. He says reality is complex, so we have to create
a synthetic version of reality. My efforts are also trying
to take elements out without having any diminuzione, so
that it doesn’t feel empty, so you have what you need to
understand.” Comparing his earlier work to his more
recent, it’s apparent that Ponzi continues to simplify his
images as his communication skills mature.
Ponzi’s symbols communicate across language and culture.
Italian publisher Feltrinelli enlisted him to illustrate the
book covers of German-born American author Charles
Bukowski. The artist immersed himself in the author’s
work and in 1970s California, amassing images of the
cars, bars and hairstyles of the era. The great synthesizer
went to work distilling symbolic imagery for each title. In
Bukowski’s Compagno di Sbronze (English title: Erections,
Ejaculations, Exhibitions and General Tales of Ordinary Madness),
red nipples of three passed-out figures convey the sexual
context of the scene. The covers garnered many awards,
including a Gold Cube from the Art Directors Club. Now
Ponzi feels the pressure of finishing the other titles in such
a successful series and jokes about finding the “wizard
inside” who created the first ones.
Ponzi slides effortlessly from Bukowski’s gritty Los Angeles
to a recent assignment in Milan where he and five other
artists were invited to define their home city beyond the
clichés of fashion and catwalks in a show at the Triennale
di Milano. To communicate the city’s modernity, he
superimposed its two iconic skyscrapers. For the city’s
complexity, he created a visual twist with the metro map.
And for culture, he filled the stage at La Scala with dancers.
One wears the city’s duomo, or cathedral, as a hat.

The future
Perhaps future work will include more animation or installation
projects, or even something to do with furniture
and fashion. But Ponzi does have some specific projects
in mind. “There are a few things I really want to do before
I die.” He smiles and mentions doing a New Yorker cover
(he’s done interior illustrations) or a project for Apple.
“But mostly I’d like to last a long time, like Brad Holland,”
a sentiment he’s had since the beginning of his career.
Time for personal work isn’t on his wish list. “I am lucky
because what I do is what I like, so I try to do my best, not
just because this is my job. … The illustrations are my
children, so I try to do the best possible. I try to think of
the best idea and the best way to depict it, so I’m really,
really tired when I finish an illustration. Not my body, but
my mind. My personal work is the illustration.”
The driven artist may be tired at the end of a project,
but unlike many of his countrymen who are known for
enjoying their long vacations, he gets bored after a few
days at the beach and wants to get back to his studio
and his “children.”

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