Intervista a Francesco Caporale, il doodle artist che dalla Calabria ha conquistato l’Italia

da | 23/01/2020 | Creatività

La storia di Francesco Caporale, in arte FRA!, è comune a quella di molti giovani artisti e allo stesso tempo unica. Racconta di un ragazzo nato e cresciuto in un piccolo paese della Calabria, Agromonte, con il sogno di diventare medico o avvocato per potersi prendere cura della propria famiglia. Ad un certo punto la passione per il disegno ha la meglio su tutto il resto e Francesco si trasferisce a Milano per iniziare la sua formazione di designer e art director, un cammino che come lui stesso ci racconterà non è stato per nulla semplice. Non voglio anticiparvi troppo, ma se siamo qui oggi a parlare con lui è perchè la sua voglia di mettersi in gioco e il suo coraggio alla fine lo hanno premiato.

Gli scarabocchi – doodle – di FRA! (“un nome semplice, qualunque, comune, che a Milano usi quando non sai come chiamare qualcuno“) sono di tutti e per tutti, perchè nascono dall’esigenza di sfogare un istinto troppo a lungo celato e di ritagliarsi il proprio posto nel mondo. Dalle pagine di una Moleskine comprata per pochi euro in un’edicola hanno pian piano invaso superfici sempre più grandi, delineando uno stile che non esiterai a definire unico nel panorama dell’illustrazione italiana.

Prima di lasciare la parola a Francesco ecco l’header che ha realizzato appositamente per tutti i lettori di Picame.

Ciao Francesco, benvenuto su Picame. Iniziamo con una breve introduzione per i nostri lettori: chi sei, da dove vieni e che cosa fai.
Ciao Picame, ciao lettori. Sono Francesco Caporale, sono Calabrese, vivo e lavoro a Milano da dieci anni e nella vita mi occupo di illustrazione, ma questo era scontato, altrimenti non sarei qui 🙂

La tua carriera di “doodler” professionista è iniziata con un evento traumatico, il furto di un pc contenente tutto il lavoro fatto fino a quel momento. Raccontaci cosa è successo dopo.
Semplice! Più o meno: non avendo più il portfolio creato nei tre anni del corso di laurea in Grafica pubblicitaria e direzione artistica alla NABA di Milano, non potevo propormi in nessuna agenzia o studio pubblicitario e quindi continuai la carriera nella ristorazione che mi ha accompagnava fin da adolescente. In un momento di noia e di scarse risorse economiche ho iniziato ha riempire dei fogli bianchi con del semplice ed economico inchiostro nero. Li facevo piccoli piccoli così il “gioco” durava di più. Disegnavo ovunque, ma in un posto in particolare molto fertile alle idee, un coworking con bar e libreria, OPEN. Notai l’interesse di quel pubblico in particolare che sedeva vicino a me. Mi notò il direttore che non mi chiese “che fai” ma “chi sei”. Grazie agli studi di direzione artistica capii subito che il mio “passatempo” aveva le caratteristiche giuste per essere un BRAND come un altro. Nasce FRA! Che disegna di tutto, su tutto e soprattutto per tutti! Solo dopo qualche anno ho scoperto che la tecnica da me utilizzata prende il nome di DOODLEART, ma io continuo a chiamarla Arte dell’errore.

Cosa intendi quando dici che i tuoi disegni “sono per tutti”?
Sono per tutti perché, nella loro apparente complessità, sono semplici e diretti. Nero su bianco, ogni tanto colorati, riempiono il foglio e gli occhi di chi li guarda. Quando non hanno scopi commerciali, palesemente dichiarati, lasciano il pubblico libero di vedere quello che vuole e fin dove vuole. Sono per tutti perché ho disegnato di tutto e per tutti, da campagne pubblicitarie mondiali alla stanzetta dei figli di chi mi segue fin dalle prime linee. Sono per tutti perché la filosofia che sta alla base di questo stile è quella del vivere in comunità dove c’è sempre posto per tutti e per un dettaglio in più.

Mi colpì molto il disegno con cui partecipasti all’edizione 2018 del concorso di illustrazione Tapirulan: una tavola di doodles fittissimi che realizzasti mettendo insieme i suggerimenti delle persone. Sperimenti spesso questo tipo di arte partecipativa?
Un aspetto che non bisogna mai dimenticare nelle arti figurative e nell’arte tutta è quella della interazione con il pubblico che ne usufruisce. Io non mi muovo da artista ma da illustratore professionista però ogni tanto è importante interagire con il pubblico e quale migliore modo per un’illustratore di dare vita alle sue idee su un foglio? Tra l’altro, con questo tipo di attività riesco a far emergere concretamente la filosofia di cui ho parlato nella precedente domanda.


CAOS – Illustrazione “partecipata” realizzata per il concorso Tapirulan 2018

La tua figura si colloca a metà strada tra street art e illustrazione. Per la tua esperienza questo è un limite o un vantaggio?
Nel mio caso è stato un vantaggio in quanto mi ho avuto la possibilità di ampliare i servizi che posso offrire con il mio lavoro. Sinceramente non mi sento un street artist e non mi sono mai definito così per rispetto di chi lo è veramente ma dal momento in cui disegno di tutto, per tutti e su tutto, quindi anche sui muri, lo sono diventato per nesso logico. Comunque di reale street art se ne vede sempre di meno in quanto ormai (per fortuna) è diventata un prodotto come un altro. Non nasce più per devozione alla causa ma per commissione. Piu che street artist siamo tutti bravissimi Decoratori di spazi (interni ed esterni).

Quali sono i canali di promozione che pensi ti abbiano aiutato di più nel farti conoscere al pubblico e agli addetti ai lavori?
Ad oggi direi i social ma sarebbero stati inutili senza la miriade di contatti che ho creato negli anni. Ma come si fa? A casa ci torni solo per dormire, stai sempre fuori e con il biglietto da visita lesto, lestissimo! Si racconta a tutti, ma proprio a tutti, quello che sappiamo fare e che tipo di servizi possiamo offrire. Non è semplice se non si ha una naturale tendenza a socializzare con chiunque. Pensare che i grandi numeri sui social siano tutto è l’errore più grande da commettere per la nostra figura professionale. Piu che dei miei follower (che ad oggi rappresentano un numero piccolissimo) sono orgoglioso dei 5000 biglietti da visita che ho dato di persona.

Cosa c’è sulla tua scrivania?
Poca roba, lo stretto necessario: monitor, tavoletta grafica, mouse, tastiera, un paio di cuffie, l’ipad, delle penne, il timbro per le mie stampe, una scatoletta con coltellino svizzero e taglierino, una stufetta e il mio pc fisso zarro, ma stiloso… ah, Io uso Windows! Non siamo tutti pazzi per la mela. Molti pensano che io sia un tipo fuori di testa e disordinato visto i “trip” (parole loro) che disegno. Sbagliano!

Tre artisti che ti senti di consigliare ai nostri lettori.
Monica Alletto, Vanni Vaps, Stefano Colferai.

Qual è il tuo sogno nel cassetto come artista?
Realizzare il disegno più grande del mondo e farlo nel paesino in Calabria dove sono nato: Altomonte, in provincia di Cosenza.

Una domanda che non ti hanno mai fatto e a cui ti piacerebbe rispondere.
– Ti possiamo assumere?
– NO!

Parlaci del tuo ultimo progetto-tributo dedicato alle serie animate di Matt Groening.
Ogni tanto mi piace illustrare al di là delle commissioni. Il tributo a Groening è il risultato delle ore di viaggio fatte durante tutto il 2019. Ho scelto le sue tre serie perché parliamo di un’opera colossale, che vive da anni e che è arrivata in tutto il mondo. Mi ha letteralmente accompagnato nella vita fin da bambino. In particolare mi è piaciuta molto la scelta di chiudere il cerchio “presente-futuro-passato” come a dire “Vivi oggi pensando al domani ma non dimenticare da dove sei partito”. GENIALE!

Francesco Caporale

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