Interview: Stanley Chow

da | 23/05/2014 | Illustrazione, Interviste

[English version along the post]
Il suo stile unico lo ha catapultato nell’universo dei big dell’illustrazione internazionale, consentendogli di lavorare in ogni ambito del design, dalla grafica all’editoria passando per packaging, animazione e videogame. Ma è con i ritratti che Stanley Chow, nato e cresciuto a Manchester, è diventato celebre. Negli anni numerosissimi personaggi dello sport, del cinema, dello spettacolo, della politica e della storia sono finiti sotto al suo mouse, caratterizzati da un mood che ha ispirato i creativi in tutto il mondo. Per approfondire questo ed altri aspetti del suo lavoro e tentare di carpire qualche segreto abbiamo fatto quattro chiacchiere con Stan. Ecco cosa ci ha raccontato.

Ciao Stanley, sei già stato ospite su PICAME ma mai di persona! Iniziamo parlando dei tuoi ritratti. Come ti sei avvicinato a questa disciplina? C’è un lavoro in particolare che ha segnato l’inizio di questo percorso?
Realizzo ritratti fin dai tempi della scuola. Di solito disegnavo i miei amici, gli insegnanti e i miei idoli pop e del cinema. Quando sono diventato professionista non ho mai pensato che i miei ritratti fossero abbastanza belli, così dopo l’Art School mi sono concentrato principalmente sulle illustrazioni di moda. Con il passare del tempo ho ricominciato per gioco a realizzare ritratti, caricandoli sul mio blog. Poco dopo i White Stripes mi hanno contattato per commissionarmi un lavoro. Ciò mi ha convinto a ricominciare a produrne più seriamente.

È impressionante la tua capacità di sintesi dei personaggi. In pochi dettagli riesci a rendere riconoscibile il soggetto delle tue illustrazioni. Quanto di questa capacità é talento innato e quanto invece é frutto della tecnica e dell’esercizio?
Senza sembrare troppo vanitoso penso che si tratti di talento naturale. Essere capace di catturare la bellezza è qualcosa che mi è sempre riuscito fin da bambino. Chiaramente, più mi sono esercitato e più ho fatto miglioramenti. La gente da sempre mi chiede come riesca a farlo, io provo a spiegarlo ma difficilmente riesco nell’intento. Penso che si tratti di costanza. Continui a provarci finchè il risultato non assomiglia il più possibile al soggetto che vuoi rappresentare.

Segui un meticoloso processo creativo o ti lasci guidare dall’istinto?
Non c’è un vero processo creativo durante la fase di realizzazione. Si tratta prevalentemente di istinto e spontaneità.

Il tuo profilo Instagram è ricco di riferimenti al Manchester United, di giocattoli per bambini e di richiami alla cultura pop. Quanta influenza esercita la tua vita personale, presente o passata, nella scelta dei temi e dei soggetti?
Sono davvero molto influenzato da ciò che mi circonda. Amo il calcio, perciò illustro calciatori. Ci sono città e monumenti che preferisco e li illustro, semplicemente. Traggo ispirazione pressapoco da ogni cosa che mi circonda.

Una volta hai detto: “sapevo che sarei diventato un artista fin da quando ero molto piccolo… fondamentalmente è l’unica cosa che so fare, non potrei fare nient’altro“. Se invece per assurdo fossi stato costretto a intraprendere un’altra carriera, cosa avresti scelto?
Probabilmente avrei fatto il cuoco. Adoro cucinare e mangiare, i miei genitori gestivano un ristorante quando ero più piccolo quindi sono praticamente cresciuto in cucina. Cucinare, come del resto illustrare, è un’occupazione creativa e quando realizzata con cura porta felicità alla gente.

Hai anche affermato che uno degli oggetti sacri che hanno ispirato la tua carriera è stato un album di figurine Panini. Quale in particolare?
Messico 86, ancora lo possiedo. Quando completai l’album fu un momento di orgoglio. Mi ricordo che fui il primo della classe a finirlo!

C’é un ritratto al quale sei più affezionato?
Maradona. Perché all’epoca si trattava del miglior giocatore. L’ho amato, poi odiato per il goal di mano contro l’Inghilterra, poi amato nuovamente quando l’Argentina sconfisse la Germania Ovest in finale.

Ho letto da qualche parte che secondo te Bill Murray sarebbe perfetto per interpretare te in un film sulla tua vita.
Ad essere sincero si tratta del primo attore a cui pensavo allora. Ci sono però 2 film, Lost in Translation e Broken Flowers, in cui i personaggi interpretati da Bill Murray hanno qualcosa in comune con la mia personalità. Inoltre, dalle storie che ho letto, sembra che sia un’ottima persona anche nella vita reale. Penso che possieda una grande integrità in quello che fa. Mi piace pensare che questa caratteristica appartenga anche a me, in riferimento al mio lavoro e alla mia vita.

STANLEY CHOW PORTFOLIO

Special thanks to Matteo Sciascia and Roberta Zeta
Translations: Stefano Bagnasco

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ENG

His unique style launched him in the universe composed by big personalities of international illustration, so he could work in every field of design, from graphics to publishing, by way of packaging, animation and video games. But Stanley Chow, born and raised in Manchester, became notorious with his portraits. Over the years many characters about sports, cinema, show business, politics and history have been reinterpreted by his mouse with an original mood able to inspire creatives from all over the world. To deepen this and other aspects of his job, trying to capture some secrets, we’ve had a chat with Stanley. Here’s what he told us.

Hi Stan! You’ve already been guest on PICAME, but never from “first-hand”! Let’s talk about your portraits. How did you approach this kind of works? Is there a specific illustration which marked the beginning of this journey?
I have always been illustrating portraits since I was at school… I used to draw my friends, teachers and my favourite pop stars and movie stars. When I became professional Illustrator, I never thought my portraits would be good enough, so I focused mainly on fashion illustration when I left Art School. As time went by I started redoing portraits again as a bit fun… I also decided to upload them on my blog too. Soon after the band The White Stripes got in touch a commissioned me to do some work for them… this gave me confidence to start taking portraits more seriously.

Your capability of characters’ synthesis is really impressive. With just some details you are able to get your subject recognisable. Is this skill resultant from you talent or from your technique and exercise?
Without sounding too egotistical, I think it is natural talent… being able to capture a likeness has something I’ve always been able to do ever since I was little boy. Obviously the more I practise, the better I have become. People have always asked me how I do it, I try to explain, but it’s something i have been unable to teach. I also think it is persistence… you keep trying until it actually looks like the person you are representing.

During the realization phase of your illustrations do you usually follow a precise creative process or let yourself be guided by instinct?
There is definitely no creative process to how i work… I guess the majority of the time it is instinctive and spontaneous.

Your Instagram profile is full of references to Manchester United, children toys and recalls to pop culture. How much influence does your personal, present or past, life exercise for the choice of themes and subjects?
I am very much influenced by everything around me. I love football, so I illustrate footballers. I have favourite buildings and cities, so I illustrate them too. Pretty much everything around me gives me new ideas and subject matters to illustrate.

Once you told: “knew i was going to be an artist from a very young age… basically, being an artist is all I can do, because I can’t go anything else“. Absurdly, if you were forced to change job, what would you do?
I would probably be a chef. I love cooking and eating. My parents had a restaurant when I was younger, so I basically grew up in a kitchen. Like illustrating, cooking is a creative occupation, when done well, it brings people joy.

You also declared that one of the inspirational sacred object of your career was a Panini trading cards album. Which one in particular?
Mexico 86. I still have it. It was a proud moment when I completed the album. I was the first one in my class at school to complete it!

Is there a picture you are distinctly attached to?
Maradona. Just because he was the greatest player at the time. I loved him and then hated him because of the handball goal against in England, and the fell in love with again when Argentina beat West Germany in the final.

I’ve read somewhere that in your opinion Bill Murray will be perfect to act your role in a movie about your file.
To be honest with you, he was the first actor I could think of at the time. But there’s 2 films that Bill Murray is in, Lost in Translation and Broken Flowers. I feel I can relate very much to characters he played in those 2 films… and in real life he seems a real nice man from the stories I have read about him. I also think he has a lot of integrity in what he does. I like to think I do too, about my work and life.

Classe 1983, lavora nel mondo della progettazione grafica e della comunicazione come designer e art director. Dopo alcuni anni di esperienza come freelance, nel 2013 ha fondato FARGO, agenzia multidisciplinare specializzata in progettazione grafica, brand design e new media. È fondatore e direttore di Picame dal 2008.

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