L’essenzialità dei sentimenti in bianco e nero: intervista a Marco Palena

Paul Gauguin diceva: “Innanzi tutto, l’emozione! Soltanto dopo la comprensione!” e questa chiara e potente dichiarazione d’intenti è ben evidente nelle illustrazioni di Marco Palena, artista abruzzese.

Non è dote di tutti saper scegliere, con cura e perfezione, il proprio vestito espressivo, ma credo che in questo caso sia facile riconoscere il traguardo raggiunto e apprezzarne il risultato. Seguiamo le storie, cerchiamo di immaginare i volti che si celano tra le emozioni ancestrali, i ricordi d’infanzia e gli scenari magici e onirici, di alcuni dei protagonisti delle illustrazioni di Marco Palena, che riescono a sospendere il giudizio e la razionalità per lasciare la possibilità di immergersi in un mondo impalpabile ed essenziale.

I suoi lavori, apprezzati in Italia e all’estero, gli sono valsi il premio Annual 2020 dell’Associazione Autori di Immagini, il libro che raccoglie i talenti dell’illustrazione italiana contemporanea. Con l’illustrazione realizzata per Novecento” di Alessandro Baricco si è poi aggiudicato il Premio LYRA per la migliore opera realizzata in tecnica tradizionale. Per farvelo conoscere meglio ho fatto quattro chiacchiere con lui.

“Io che non ero stato capace di scendere da questa nave, per salvarmi sono sceso dalla mia vita. Gradino dopo gradino. Per ogni passo un desiderio a cui dicevo addio”. Illustrazione per “Novecento” di Alessandro Baricco

Nome e cognome: Marco Palena
Professione: Illustratore
Luogo di residenza: Pescara
Instagram: @marcopalenaillustrations
Facebook: marcopalenaillustrator
Web: marcopalena.blogspot.com

Ciao Marco e benvenuto su Picame. Iniziamo con una breve introduzione per i nostri lettori: chi sei, da dove vieni e che cosa fai.
Ciao a tutti. Una delle cose che non dimentico mai di dire nella mia iniziale presentazione è che sono abruzzese; amo la mia terra, e in particolare il mare. Vivo a Pescara e sono illustratore, con una passione per l’arte in tutte le sue forme espressive.

Quando hai capito che avresti fatto l’illustratore?
Sono approdato all’illustrazione da totale autodidatta e piuttosto tardi. Ho frequentato il liceo artistico e la facoltà di Architettura ma mi sono innamorato di questo mestiere molto tempo dopo, quando ho scoperto che, per comunicare, la forma espressiva in cui mi trovavo meglio e nel modo più congeniale era (ed è) l’uso dell’immagine anziché della parola. In breve, l’aspetto creativo mi dà la libertà di disegnare storie, emozioni, il non visto e il non ascoltato, con un effetto comunicativo sintetico che cerca di essere efficace e allo stesso tempo poetico e delicato.

Qual è il momento preferito della giornata per metterti al lavoro?
Consapevole del fatto che non sempre si può scegliere il momento della giornata per mettersi a lavoro, preferisco disegnare dal pomeriggio in poi, spesso fino a tarda notte. È come se la mattina avessi bisogno di una sorta di preparazione, di carica, per poi dare il meglio di me nella fase successiva.

I tuoi lavori portano in un mondo lontano, onirico, quasi senza tempo. Come prende vita il processo creativo?
Hai ragione: i miei disegni portano spesso in un mondo altro, dove non vi sono i limiti del tempo e dello spazio, ma prende corpo il sogno. Il processo creativo, però, non è così onirico. Di solito parto dal testo o dal tema che voglio illustrare; alcune parole chiave, alcune espressioni e le emozioni che ne provengono, unitamente a letture, film, ascolto di buona musica, costituiscono la trama di un percorso creativo che pian piano vede la luce. Se la trama è fatta di parole e concetti da rappresentare, l’ordito è costituito da quella personale capacità di saper giocare con le cose come un bambino, dalla libertà visionaria di saper vedere una cosa dentro l’altra, un po’ come fanno i piccoli quando guardano le nuvole. L’immagine giusta emerge dal disordine apparente costituito da questo insieme di elementi, e le emozioni suscitate dal testo da rappresentare danno vita ora a un elemento, ora a un altro, e si concretizzano in una comunicazione non verbale, spesso più efficace. A livello tecnico tutto ciò si esprime attraverso il disegno a mano libera con un uso prevalente della grafite, del pastello bianco e del carboncino; questi pochi elementi mi permettono di descrivere al meglio la poesia che voglio trasmettere, asciugando via via le emozioni, i ricordi e i sentimenti e restituendo un lavoro essenziale, che cancella la linea che divide la vita reale dai sogni e dalla fantasia, in modo che non ci sia più differenza. Certamente posso dire che il mio stile e la mia anima coincidono, come il bianco e nero che prediligo. Agli altri, la possibilità di inserire, se colpiti, i propri colori, le proprie emozioni.

E se ti chiedessi: “Hai mai pensato di andare via e non tornare mai più? Scappare e far perdere ogni traccia, per andare in un posto lontano e ricominciare a vivere, vivere una vita nuova, solo tua, vivere davvero?”
Credo che tutti prima o poi ci abbiamo pensato. Una vita voluta e non subita è il sogno legittimo di ciascuno di noi. La condizione di inappagamento è tipica di ogni uomo che aspira sempre ad avere altro, in modo particolare in periodi difficili come quello che stiamo tutti vivendo. È una delle più eterne illusioni quella di azzerare la propria storia, alla maniera di Mattia Pascal. Peccato che da sé stessi non si possa scappare, e conviene più realisticamente vivere la propria vita al meglio delle possibilità che abbiamo. Invece di scappare da una vita difficile, preferisco andare verso una vita che, con tutte le incognite e le contraddizioni, mi offre l’opportunità di un percorso di scoperta e di crescita.

“Il fu mattia Pascal”

Qual è il progetto, tra quelli che hai realizzato o ancora in progress, che ti rende più fiero?
Ogni lavoro, ogni disegno rappresenta per me un momento di crescita professionale e personale, per cui è difficile rispondere a tale domanda. Inoltre, passato il momento creativo, mi scopro spesso critico nei confronti delle opere da me realizzate. Se proprio dovessi sceglierne uno in particolare, direi la locandina di Librerie in fiore per la Logosedizioni per quello che rappresenta. Oltre ad avermi fatto vincere premi importanti sia in Italia che all’estero e ad avermi dato maggiore visibilità, è il progetto che mi ha dato la consapevolezza di aver scelto la strada giusta.

L’illustrazione “Librerie in fiore” che ha vinto nella categoria advertising, come new talents, il premio internazionale World Illustration Awards 2017

Dimmi tre cose che hai visto, letto o sentito nell’ultimo anno e che vorresti assolutamente consigliarci.
Departures, film del regista giapponese Yojiro Takita. Figure, libro di Riccardo Falcinelli. Mission, album di Cecilia Bartoli.

A cosa ti stai dedicando in questo momento?
Attualmente mi sto dedicando alla realizzazione di un “silent book“; sfida impegnativa, che richiede un lavoro e una dedizione speciali per l’assenza di un testo di riferimento. Incrociamo le dita!


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Comunicatrice seriale, laureata in Scienze Antropologiche e Mass Media e Politica, ha sempre cercato ispirazione nel mondo delle arti e della cultura, fotografia e editoria. Scrive su Picame dal 2021.

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