Dai tatuaggi all’illustrazione: l’esordio lampo di Alessandra Bruni, interprete del sentire comune

da | 26/06/2020 | Illustrazione, Interviste

All is sand“. E come sabbia che scivola tra le dita, le illustrazioni delicate di Alessandra Allissand Bruni scivolano fin nei meandri della mente toccando le corde dei nostri sentimenti più profondi.

Allissand disegna con quella spensieratezza e quella libertà tipiche di chi ha tante, troppe cose da esprimere, e trova nella creatività una necessaria e insostituibile valvola di sfogo. Ha solo 22 anni ma possiede un background ricco e vario come illustratrice, artista e tatuatrice. Tutta la sua vita, in un modo o nell’altro, ha sempre ruotato intorno all’arte e alla creatività, anche se la passione per l’illustrazione è qualcosa di molto recente.

Durante la quarantena Alessandra ha iniziato a condividere su Instagram le sue illustrazioni colorate dallo stile minimale, ispirate ai temi di attualità e alle relazioni umane, che hanno attirato migliaia di followers riscuotendo un enorme successo (grazie anche a un nostro piccolo contributo). Del resto è questione di un attimo immedesimarsi nei suoi racconti che, come strofe di canzoni o come certi romanzi, sembra parlino proprio di noi. Magari non esattamente di ciò che siamo oggi, ma certo di qualcosa che siamo stati o che saremo.

Alessandra Bruni è di origine toscana ma abita a Meldola, un piccolo paese in provincia di Forlì. Ha studiato al Liceo Classico Linguistico e oggi, tra i numerosi impegni come tatuatrice e modella, continua gli studi in Antropologia presso l’Università di Bologna, sognando un futuro nel mondo dell’illustrazione e dell’arte, in tutte le sue forme. L’ho incontrata per voi.

IDENTIKIT
Nome e cognome:  Alessandra Bruni
Data di nascita: 31.10.1997
Professione: Tatuatrice (principalmente), Illustratrice
Luogo di residenza: Meldola (FC)
Instagram: @allissand

Ciao Alessandra, benvenuta su Picame. Iniziamo con una breve introduzione per i nostri lettori: chi sei, da dove vieni e che cosa fai.
Ciao a tutti! Mi chiamo Alessandra, ho ventidue anni, sono nata in Toscana ma vivo quasi da sempre in un piccolo paesino (da cui scapperò presto) qui in Emilia-Romagna. Durante la maggior parte del tempo sono una tatuatrice ma quando non tatuo lavoro anche come modella, studio e creo illustrazioni. In sintesi, mi piace tenermi impegnata purché faccia qualcosa di interessante.

Il primo disegno che riesci a ricordare?
Ho ricordi sfumati di questo perché ero davvero piccola, forse i primi scarabocchi li ho fatti sui libri di cucina di mia mamma, per la sua gioia, all’età di tre anni più o meno. Ricordo un tirannosauro con la testa enorme e una bambina con tantissimi capelli, neri, probabilmente il mio primo autoritratto.

Il disegno per te non è solo una passione, è quasi un bisogno fisico.
Come dicevo non ho memoria di un periodo senza disegni, l’arte finora è stata una costante nella mia vita e l’ho sempre messa davanti a tutto, anche ai bisogni primari. I miei genitori ne sono i testimoni, non saprei quantificare il numero di volte in cui hanno dovuto letteralmente strapparmi via dalle matite per costringermi a mangiare o dormire.

Hai iniziato a pubblicare le tue illustrazioni all’improvviso, pochi giorni dopo l’inizio del lockdown, e da allora non ti sei più fermata, sfornando nuovi lavori con cadenza quasi giornaliera e ottenendo da subito una grande visibilità. È successo tutto per caso o li tenevi nascosti aspettando il momento giusto per sganciare la bomba?
È stata assolutamente una casualità e una grande sorpresa anche per me. Prima del lockdown non ho mai pubblicato niente perché onestamente non ne sentivo la necessità. Poi è scoppiata la pandemia, mi sono trovata improvvisamente lontana da tutti e il disegno è diventato un mezzo per sentirmi più vicina agli altri.

E la bomba comunque l’abbiamo sganciata. Dico abbiamo perchè siamo stati i primi a pubblicare una tua illustrazione e ci è quasi esploso l’account Instagram da quanta interazione ha generato. Cosa è successo dopo?
È difficile esprimere in poche righe cos’è successo. Non si tratta tanto dell’aumento di followers, like ecc. Non si tratta di numeri. Ho sempre considerato i social come semplici strumenti pensando però che potessero fare più male che bene. Fortunatamente penso anche sia bello ricredersi, ho scoperto la magia di comunicare attraverso le immagini con persone provenienti dagli angoli più remoti del mondo che, nonostante questo, si sentivano esattamente come me.

Nonostante questo esordio lampo il tuo stile non sembra improvvisato, quanto piuttosto frutto di un’idea ben precisa che riguarda tratto, scelta della palette cromatica, soggetti e tematiche rappresentate.
Sono felice che il mio stile dia quest’impressione proprio perché inizialmente non ne ero affatto consapevole. Vedevo i colori accostarsi tra loro naturalmente quando io, invece, avevo sempre prediletto il bianco e nero. Quando avevo circa quindici anni non conoscevo altro che l’iperrealismo, crescendo ho sentito il bisogno di semplificare la forma per dare più spazio al contenuto e infine, in un momento cupo come questo, sono arrivati i colori.

Quali sono le tue fonti di ispirazione?
Sono semplicemente due: quello che ho dentro e quello che c’è fuori, attorno a me. Cose che, tra l’altro, sono spesso e volentieri collegate.

I problemi ambientali e sociali ti stanno particolarmente a cuore, che ruolo può avere l’arte nel porre l’accento su queste tematiche?
La bellezza dell’arte è proprio questa: non ha limiti. Può migliorarti una giornata con la sua mera potenza estetica o una vita, grazie ad un messaggio che nessuno ha il coraggio di esprimere. Ci sono questioni di cui non si parla mai abbastanza come quella ambientale, tra le tante. Ritengo che ognuno possa fare la differenza ed è per questo che certe mie illustrazioni saranno sempre un po’ polemiche.

Non solo illustrazioni ma anche tatuaggi. Come nasce questa tua passione, che oggi è diventata anche un lavoro?
Come tanti, ho sempre voluto fare della mia passione una professione. Quando da bambina mi chiedevano che lavoro avrei voluto fare da grande rispondevo sempre “l’artista”. Qualcuno potrebbe dire che non è un vero lavoro eppure ci sono decine di mestieri che si possono fare disegnando. Quello del tatuatore rientra tra questi. I tatuaggi possono essere affascinanti ma oltre a ciò rappresentano indubbiamente anche l’unione più concreta e reale tra l’arte e l’uomo.

E l’antropologia che c’entra in tutto ciò?
Perdona la sfrontatezza ma l’antropologia c’entra con tutto. Nonostante abbia iniziato l’università solo quest’anno mi sento già in potere di dire che tutti dovrebbero interessarsi a questa materia, è fondamentale per avere una maggiore consapevolezza di sé stessi in quanto esseri umani e credo che in un periodo storico come quello che stiamo vivendo potrebbe tornare particolarmente utile all’intera umanità.

Tre artisti che ti senti di consigliare ai nostri lettori.
Premetto che sono molto diversi fra loro ma trovo ci sia del genio in tutte le loro opere: Joan Cornellà, Virginia Mori e Miles Johnston,.

Il 2020 di Allissand sarà?
Normalmente spero che ogni anno mi stupisca con cambiamenti e novità ma visto com’è iniziato ammetto che un po’ ho paura di desiderare questo. Ad ogni modo sono pronta a scommettere che sarà colmo di illustrazioni.

Classe 1983, lavora nel mondo della progettazione grafica e della comunicazione come designer e art director. Dopo alcuni anni di esperienza come freelance, nel 2013 ha fondato FARGO, agenzia multidisciplinare specializzata in progettazione grafica, brand design e new media. È fondatore e direttore di Picame dal 2008.

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