Tappeti “liquidi” ed altre impressionanti opere di Faig Ahmed

da | 14/10/2020 | Arte

Non chiamateli tappeti. Quelli di Faig Ahmed sono vere e proprie opere d’arte che prendono l’antica tradizione tessile dell’Azerbaigian e la stravolgono, catapultandola nel ventunesimo secolo.

L’ultima sua creazione, intitolata “Doubts“, è stata terminata dopo diversi mesi difficili nei quali lo studio tessile è stato chiuso ripetutamente a causa della pandemia. Il tappeto si sviluppa regolarmente fino a circa metà della sua lunghezza per poi dissolversi in un fluido viscoso: un’illusione ottica, realizzata tessendo le fibre con la più tradizionale delle tecniche.

In altre opere l’artista trasforma l’intricata trama del tappeto in una più basica e contemporanea matrice di pixel, crea distorsioni spaziali oppure interrompe bruscamente il tripudio di colori del tessuto per passare al bianco e nero. L’effetto è così spiazzante e imprevisto che viene spontaneo meravigliarsi che se si tratti di manufatti artigianali piuttosto che di elaborazioni digitali.

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Per questa sua sua capacità di unire tradizione, innovazione e creatività Faig Ahmed è divenuto famoso in tutto il mondo. Ha esposto a New York, Mosca, Londra, Berlino. Nel 2016 il Macro Testaccio di Roma ha ospitato una sua imponente installazione, intitolata “Points of perceptions“.

Faig Ahmed

Classe 1983, lavora nel mondo della progettazione grafica e della comunicazione come designer e art director. Dopo alcuni anni di esperienza come freelance, nel 2013 ha fondato FARGO, agenzia multidisciplinare specializzata in progettazione grafica, brand design e new media. È fondatore e direttore di Picame dal 2008.

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