Illustrazioni come finestre aperte sulla quotidianità: intervista a Federica Fabbian

da | 25/03/2021 | Illustrazione, Interviste

Spesso ci accorgiamo di come la quotidianità sia tutto tranne che banale, ricca di quei dettagli unici e di quelle emozioni autentiche che ci fanno sentire a casa anche a chilometri di distanza. È la sensazione che si percepisce nelle tavole leggere e sognanti di Federica Fabbian, illustratrice vicentina.

È come se i suoi scorci nella vita di tutti i giorni si lasciassero osservare da una finestra, raccontando le abitudini e le speranze che ci accomunano e nelle quali possiamo ritrovare la ritualità delle piccole cose, la tenerezza degli abbracci sotto le coperte, la forza dell’amicizia nel guardare le stelle dalla stessa prospettiva, l’allegria di una pizza condivisa, la tranquillità delle fusa del gatto, l’appuntamento con le letture della domenica. Oppure qualche timido desiderio inespresso che lasciamo nel cassetto.

Tutto il resto di questo mondo a tinte pastello l’abbiamo lasciato raccontare direttamente a Federica, alle prese con un trasloco internazionale importante, che ha ricordato i sogni di una bambina che amava i fermo-immagine delle VHS e che oggi si divide tra illustrazione per l’infanzia e progetti editoriali con clienti importanti, senza dimenticare i progetti per il futuro.

Nome e cognome: Federica Fabbian
Data di nascita: 10 novembre 1981
Professione: Illustratrice
Luogo di residenza: Strasburgo (prossimamente Bruxelles)
Instagram: @federica.fabbian
Portfolio: behance.net/federicafabbian

Ciao Federica e benvenuta su Picame. Iniziamo con una breve introduzione per i nostri lettori: chi sei, da dove vieni e che cosa fai.
Ciao a tutti, mi chiamo Federica vengo dalla provincia di Vicenza, ma da qualche anno vivo all’estero, un’avventura iniziata a Strasburgo e che mi porterà presto a Bruxelles. Faccio l’illustratrice e mi divido fra illustrazione per bambini ed editoriale, cercando di seguire anche progetti personali più artistici. Nel tempo libero mi lascio andare con gli acrilici, per appagare il bisogno di sporcarmi le mani, lavorando su qualcosa di rilassante di completamente mio senza alcuna ansia da prestazione o cliente da soddisfare.

Quando è nata la passione per l’illustrazione?
Tutto inizia da bambina, quando passavo molto tempo copiando le scene dei film della Disney: mettevo il VHS in fermo-immagine fino a rovinare le videocassette. Da lì a capire che fare l’illustratrice poteva essere un lavoro sono passati anni. Dopo il liceo mi sono diplomata in web design, entrando nel mondo del lavoro come graphic designer, in un’agenzia prima e come freelance poi. Un po’ alla volta ho preso coscienza che web design e grafica mi piacevano, ma era l’illustrazione a emozionarmi. È stato un processo lungo e adesso mi sento una giovane illustratrice di quasi 40 anni. Ci sono cose che cambierei del mio percorso (se solo ci avessi creduto prima) ma c’è anche la consapevolezza di aver trovato la mia strada e di non volerci rinunciare.

Qual è il momento preferito della giornata per metterti al lavoro?
Non sono una creatura della notte, ho bisogno della luce del sole per catalizzare le mie idee. Al mattino prendo un caffè, rispondo alle email, sbrigo le noie burocratiche e, dopo un secondo caffè, sono pronta a ingranare.

Ti ho ritrovata con piacere su Futura, la newsletter del Corriere della Sera. Come ti lasci ispirare dai racconti che leggi per poi accompagnarli con le tue illustrazioni?
Leggo più e più volte il brano e raccolgo le parole chiave e i passaggi fondamentali su un foglio, con idee scritte o disegnate creando una mappa mentale. A volte le immagini arrivano da sole, in altri casi servono intense sessioni di brainstorming in cui inizio a buttare nel calderone tutto quello che mi passa per la testa. Poi schizzo tutto su carta e faccio evolvere l’illustrazione.

C’è sempre molta tenerezza e delicatezza nei tuoi lavori. Quanto c’è di autobiografico in quello che disegni?
Quasi tutte le illustrazioni che non realizzo su commissione sono un po’ lo specchio di quello che vivo, un modo per esprimermi senza usare parole. Disegnare è il modo che ho per mostrarvi il mio mondo e mi viene molto più naturale condividere gli aspetti positivi, che rendono la vita piacevole, come se non riuscissi a contenere la felicità tutta dentro di me e avessi bisogno di buttarla fuori.

Ci sveli un lavoro a cui sei particolarmente legata?
Quel disegno con i due ragazzini che guardano le stelle in realtà rappresenta me e la mia migliore amica. Quando abitavamo vicine avevamo questo posto fra i campi vicino a casa in cui andavamo per chiacchierare lontane da tutti. Ci sedevamo sul ciglio di una stradina stese sull’asfalto caldo della giornata di sole a guardare il cielo stellato tagliato dai fili del telefono. Quanti segreti e progetti abbiamo condiviso lì! Ormai la vita ci ha portate ad abitare a centinaia di chilometri di distanza, ma noi possiamo ancora passare ore a parlare di tutto e di niente via Skype, concludendo con un “e il resto te lo dico domani”.

Dimmi tre cose che hai visto, letto o sentito nell’ultimo anno e che vorresti assolutamente consigliarci.
Da ascoltare vi consiglio il progetto musicale del mio geniale ex collega Matteo Rinaldi, in cui parla di sé e di come sia diventato un cinquantenne con un progetto musicale in cui parla di sé. Ogni brano è accompagnato da una mia illustrazione che gli fa da copertina. Nell’ultimo anno leggo con piacere thePeriod, una newsletter femminista e indipendente. Spesso tra gli articoli riportati mi rivedo molto, altre volte parlano di argomenti lontani dalla mia esperienza diretta ma sempre interessanti per ampliare il mio punto di vista sulla vita. Da qualche settimana mi sono persa a guardare l’account instagram Toits de Paris, che appaga il mio desiderio perverso di spiare dentro le case delle persone. Da vedere assolutamente!

A cosa ti stai dedicando in questo momento?
A un libro per bambini pieno di animali, a un progetto personale sull’antico gioco del Mahjong e soprattutto a un trasloco internazionale da organizzare in un mese!

Leggi anche: La delicatezza del quotidiano nelle illustrazioni con i pastelli di Camille Deschiens

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