Felipe Pantone: lo street artist d’avanguardia che “virtualizza” il paesaggio urbano

da | 4/02/2020 | Street Art

Paint1 alias Felipe Pantone è ormai da tempo nell’Olimpo della street art. Il suo profilo Instagram conta più di 350.000 follower e il suo concetto di arte ultradinamica da alcuni anni ha iniziato a farsi apprezzare nelle più importanti gallerie d’arte contemporanea del mondo.

Nato a Buenos Aires ma cresciuto in Spagna, Paint1 inizia ad esprimersi con bombolette e vernici sui muri di Torrevieja, città costiera nella provincia di Alicante. Intervistato nel 2018 da Forbes, Pantone ricostruisce i suoi esordi dai primi schizzi di personaggi dei videogiochi ai loghi delle band heavy metal, fino al grande passo verso la street art. La laurea all’Accademia delle belle arti di Valencia coincide nei primi anni del 2000 con l’accresciuta fama nei circuiti underground del sud della Spagna che lo portano a far parte prima della D.O.C.S. Crew, per poi aggregarsi con gli Ultraboyz di Valencia. Il graffiante hand style corsivo di Pantone è stato uno degli elementi che hanno contribuito nei primi tempi a contraddistinguerlo come street artist mentre in una fase più matura ha iniziato a sviluppare nuove forme di astrattismo.

Attraverso la sua opera Pantone cerca infatti di esprimere a livello visivo l’impatto dei computer, della televisione e più in generale della tecnologia sul nostro modo di percepire luce e colore. Risulta essere proprio questa l’ottica giusta per parafrasare al meglio le opere astratte dell’artista che non lesinano forme geometriche ed elementi di graphic design con linee, cubi, raffinatissime sfumature di colore e trompe-l’oeil che inquadrano il paesaggio urbano in maglie informatiche trasformando ambienti e strutture con elaboratissime ragnatele di pixel. 

Il profeta del graffitismo ultradinamico lo scorso 29 marzo ha rilasciato sul suo profilo Instagram due interessanti video nei quali è possibile vederlo all’opera nello spazio virtuale. In questo caso Pantone ha utilizzato un visore Oculus (il brand della VR affiliato a Facebook) e per dare sfogo alla sua fantasia si è cimentato con Kingspray Graffiti VR. Questa tecnologia offre nuovi punti di vista e alternative espressive che potrebbero presto influenzare il modo stesso di concepire l’arte. Negli ultimi anni la realtà virtuale ha portato del resto numerose novità non solo in campo artistico. A tal proposito si pensi a PokerStars VR dove è possibile immergersi in un casinò virtuale e smazzare con gli avatar dei compagni di tavolo o alla app Rome Reborn dove invece si può indossare una toga e passeggiare per le strade dell’antica Roma.
Prima della VR Pantone si era anche già cimentato con la realtà aumentata creando “decorazioni” in stile murales come testimonial di Spark AR Studio, una app che crea filtri per Instagram. In un video promozionale l’artista ha fornito alcune interessanti esternazioni a proposito del rapporto tra la tecnologia e la sua arte:

“Non amo quando le mie opere vengono etichettate come futuristiche. Credo invece che la mia arte sia molto attuale, mi definisco una persona ‘analogica e digitale’, espongo il mio lavoro al mondo da una piccola città in Spagna e grazie a questa app posso essere ancora più preciso, posso produrre e sperimentare di più”.

Secondo Pantone, modello di artista perfettamente integrato nel nuovo contesto tecnologico, dipingere indossando il visore e smanettando sulle app avrebbe anche alcuni concreti vantaggi: “si evita di sporcarsi le mani, non si respira odore di vernice e non si corre il rischio di incontrare poliziotti”. 

Nelle sue esposizioni internazionali Pantone ha fatto tappa anche in Italia. L’occasione fu l’Outdoor Festival del 2016 di Roma ospitato all’ex Caserma Guido Reni. Qui Pant1 ebbe modo di presentare un’installazione immersiva denominata “CYBERSPAZIO TUBOLARE” dove espresse il suo concetto di mondo digitale materializzando spazi virtuali e dando opportunità allo spettatore di esplorare fisicamente il cyberpazio tra parallelepipedi, cilindri e perfetti reticoli di strisce bianche e nere.

 

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La giornalista del Forbes Felicity Carter ha definito il lavoro di Pantone come “un’intersezione tra Blade Runner e Photoshop” ed effettivamente le opere dell’artista richiamano quasi con misticismo concetti come onnipresenza, trasformazione e dinamismo.

Classe 1983, lavora nel mondo della progettazione grafica e della comunicazione come designer e art director. Dopo alcuni anni di esperienza come freelance, nel 2013 ha fondato FARGO, agenzia multidisciplinare specializzata in progettazione grafica, brand design e new media. È fondatore e direttore di Picame dal 2008.

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