Le illustrazioni spontanee e colorate di Massimiliano Aurelio – Intervista

Nei suoi disegni il tratto fresco e spontaneo si abbina ad un'elegante essenzialità di forme e colori, accentuando l'espressività dei personaggi

Tra le passioni di Massimiliano Aurelio c’è la musica, ai cui protagonisti – tra pop, rock e jazz – ha dedicato più di una illustrazione. In passato i suoi punti di riferimento appartenevano al mondo del fumetto, fra tutti Frank Miller, a cui strada facendo si sono aggiunti i maestri dell’illustrazione. Oggi tra i suoi clienti troviamo Mondadori, Il Sole24ore, The Guardian, Rolling Stone e Wired, solo per citarne alcuni.

Gli abbiamo rivolto qualche domanda per conoscerlo meglio.

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IDENTIKIT
Nome Cognome: Massimiliano Aurelio
Data di nascita: 24 Agosto 1980
Professione: Illustratore
Città: Milano
Instagram: @massimilianoaurelio
Behance: massimilianoaurelio

Ciao Massimiliano e benvenuto su Picame. Vuoi presentarti ai nostri lettori?
Sono nato in Puglia, precisamente a Taranto e dopo aver studiato arte e illustrazione allo IED di Roma sono giunto a Milano dove mi sono lavorativamente introdotto nel campo pubblicitario in qualità di Art Director. Illustrare però è una passione che ho sempre avuto fin da piccolo, quindi nel 2012 decisi di intraprendere la strada da libero professionista che inizialmente mi vedeva lavorare sia come art director freelance e sia come illustratore ma che pian piano negli anni mi ha visto stringere sempre di più il campo e da ormai otto anni lavoro full time come illustratore. Insomma, disegno per vivere e per rilassarmi disegno.

massimiliano aurelio picame artista mansarda

Ricordi il tuo primo disegno?
Del mio primo disegno non c’è traccia nella mia memoria ma ricordo molto bene alcuni disegni legati alla mia infanzia. Li ricordo perché avevo la maniacalità di raffigurare sempre le gru mentre costruiscono palazzi e i passaggi a livello ferroviari. Penso di averne disegnate a centinaia. Ne sanno qualcosa anche i numerosi libri di storia dell’arte di mia madre che ogni tanto usavo per disegnarci sopra in mancanza di fogli bianchi.

massimiliano aurelio picame strada

La creazione artificiale di immagini ha ormai un grado di qualità spettacolare, che aiuta, ma allo stesso tempo minaccia, tra gli altri, anche la professionalità di illustratori. Le varie forme di creatività possono essere “imitate” dall’AI e quindi sostituire totalmente l’elaborazione umana. Jacopo Perfetti, docente e imprenditore che conosce bene la materia, afferma: “Quello che più mi preoccupa non è che le macchine possano un domani pensare come l’uomo, ma che l’uomo possa un domani pensare come una macchina e quindi, di fatto, smetta di pensare“. Qual è il tuo punto di vista?
È un tema su cui non sono ancora riuscito ad approfondire come vorrei ma dai pochi articoli che ho letto sono molto in linea con le parole del mio collega e amico, il bravissimo Emiliano Ponzi, quando in un’intervista pubblicata qualche settimana fa sull’argomento aveva detto: “Ho la sensazione che ci sia un’onda molto più alta del riparo che si può trovare“. Non posso che essere d’accordo, questo perché se già nel mondo non riusciamo a controllare l’evasione fiscale di piccole o grandi imprese, come possiamo controllare le immagini di altre centinaia di milioni di computer e utenti?
È troppo complicato, a meno che non ci sia un restringimento alla fonte da dove accedi alle immagini.
Di ChatGTP o Midjourney la cosa che più mi preoccupa è che probabilmente molti artisti ne vengano influenzati tanto da non lavorare più per esprimere il proprio modo di vedere il mondo, ma per copiare ciò che nella l’AI avrà successo.
Parlo di artisti fermandomi soprattutto sull’illustrazione “commerciale”, quella che per motivi di tempo e di budget non ha a disposizione molto tempo per la lavorazione e la pubblicazione. Invece i veri artisti hanno stili originali, personali, inimitabili.
Gente come Salvador Dalì o Picasso parlando del passato, e artisti o disegnatori recenti come Blu o Zerocalcare, non hanno niente da temere dai programmi. Per concludere consiglio comunque un sito come Have I Been Trained?, strumento che permette agli artisti di capire se le proprie opere sono state utilizzate per addestrare questo o quell’algoritmo legato all’app che genera arte digitale del momento. Lo definirei uno degli strumenti che ha aperto gli occhi a molti altri artisti che non erano a conoscenza del fatto che le loro opere erano state utilizzate nel programma di formazione.

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Tre artisti che ti senti di consigliare ai nostri lettori.
Tre sono davvero troppo pochi ma se devo stringere il cerchio consiglierei intanto due grandi illustratori: il primo e più attuale è Christoph Niemann che considero una delle menti più brillanti della comunicazione visiva contemporanea e che ho avuto il piacere di conoscere alcuni anni fa qui a Milano.
Il secondo è Miroslav Sasek che continuo ad apprezzare oggi come vent’anni fa con il tratto colorato lo stile arguto e vintage, eppure attuale.
L’ultimo dei tre ma più legato alla pittura come forma d’arte rimane Amedeo Modigliani.

Oltre ai lavori per i quali sei popolare hai qualche altra passione o sogno nel cassetto?
Ho sempre desiderato avere un talento musicale. Uno degli strumenti che non ho mai toccato ma che rimane nella lista dei desideri è la batteria. L’ho amata dall’adolescenza quando ascoltavo gruppi come Offspring, Nofx, Korn e continuo ad apprezzarla anche oggi da quando le mie orecchie più adulte si sono fatte trasportare anche dalla musica jazz.

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Chet Baker

C’è un artista o un personaggio del passato o del presente che ti piacerebbe incontrare di persona?
Anche qui uno solo diventa troppo restrittivo. Ma sono sempre stato affascinato da personaggi e artisti come Toulouse-Lautrec nella Parigi della Belle Époque che vivevano e che trasmettevano in ogni loro bozza o opera d’arte. Avrei una marea di domande e curiosità da chiedergli quindi un solo incontro non basterebbe.

Un obiettivo lavorativo che vorresti realizzare entro un anno.
Ci sono alcuni progetti in pentola. Il desiderio è quello di continuare a cercare nuovi stimoli e non ripetere troppo esperienze precedenti. Un obbiettivo che vorrei provare a raggiungere c’è ma credo non sarà facile da terminare entro i prossimi 365 gironi. È un’idea circa la storia e gli eventi accaduti a Milano nell’ultimo secolo in ogni decade e su diversi temi (architettura/moda/eventi). Perché Milano è la città che in Italia più di altre si è trasformata tanto e continua a trasformarsi velocemente di anno in anno.

Puoi dirci su cosa stai lavorando in questo periodo?
Ho appena chiuso un progetto molto interessante che ho realizzato per la Regione Emilia Romagna e che ha a che fare con il rapporto figli/genitori in diverse fasce d’età. Contemporaneamente sto finalizzando una nuova illustrazione per la rivista di Yacht Boat International che ormai da quasi due anni mi ha “adottato” come illustratore ufficiale.

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Yves Saint Laurent + Mondrian
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Art director e web designer, diplomato in scenografia con esperienze di teatro, fumetto, animazione, illustrazione e scultura. Scrive per Picame dal 2015.

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