Timidessen, il primo supermercato digitale per persone introverse

da | 16/12/2020 | Creatività, Illustrazione, In evidenza, Interviste

Il “punto perdita” Timidessen è uno scaffale digitale ricolmo di prodotti da supermercato dedicati alle persone timide e chiuse che nasce con l’intento di sdrammatizzare sulle ansie della vita.

Il progetto ha visto la luce nel periodo del primo lockdown e sta avendo un enorme successo. Merito della capacità dei suoi due creatori di intercettare gli stati d’animo che accomunano tante persone. Ho parlato con uno di loro al telefono e ho scoperto che l’idea di aprire Timidessen gli è venuta mentre faceva la spesa. È una persona estremamente timida, riservata e “rispettosa degli spazi altrui“. Timidessen non è che la trasposizione sotto forma di prodotti di largo consumo delle sue emozioni (che toccano talvolta anche temi molto seri come depressione e paranoia) condita con abbondanti dosi di ironia e un pizzico di genialità nello storpiare i nomi e i claim. Viene dal mondo della televisione, dove ha lavorato come autore, ha un background come videomaker e prima di buttarsi in questa avventura non aveva mai disegnato. È interessante notare l’evoluzione che le sue illustrazioni hanno avuto in così poco tempo, passando da un tratto incerto (i primi disegni venivano semplicemente ricalcati appoggiando un foglio di carta sullo schermo del tablet) a uno stile più realistico e pop.

Ecco cosa mi ha raccontato durante la nostra timida chiacchierata.

Benvenuto su Picame. Come mai ha scelto di restare anonimo?
Ho paura delle persone, anzi, abbiamo. Timidessen non sono solo io.

Quando e come nasce il “punto perdita” Timidessen?
È nato il pomeriggio del 17 aprile al LIDL, nello specifico nel reparto assorbenti. Delle volte mi chiedo se questo progetto sarebbe iniziato lo stesso se quel giorno non avessi incrociato con lo sguardo dei Lines Seta Ultra.

Quindi tu non sei un illustratore, o meglio lo sei diventato molto recentemente.
Ho sempre invidiato gli illustratori e mi sono sempre ritenuto incapace nel disegnare. Tutt’ora ho molte difficoltà a comprendere cosa sia il senso di profondità (in illustrazione): chiedimi di disegnare un tavolo e probabilmente mi esploderà il cervello.

Cosa significa Timidessen?
È una bella parola vero? Non significa nulla però. È un’insalata mistica di varie cose. È l’unione dei termini timidezza e Delicatessen, che è il nome di un film grottesco (bellissimo). Solo qualche mese fa ho scoperto che il termine Delicatessen ha origini dal tedesco Detelikatessen e vuol dire “specialità gastronomiche”, perfetto, no? Per quanto riguarda il logo… Basta girarlo al contrario per capire di cosa si tratta. Racchiude l’anima di tutto il progetto.

Come nasce un disegno timido?
Nasce da grandi giri ai supermercati, io osservo i prodotti, poi in base allo stato d’animo esce un certo tipo di storpiamento/deformazione del prodotto. Oggi è giovedì 10 dicembre e guardando i disegni degli ultimi 4 giorni credo di essere arrabbiato.

Timidessen è 50% immagini e 50% scrittura (o copy, se vogliamo fare i fighi). I nomi dei prodotti e le didascalie che li accompagnano sono sempre molto azzeccati e ironici. La prima email che mi hai inviato riportava come oggetto “Messaggio di pasta elettronica”. Da dove nasce la tua inclinazione a storpiare le parole?
Non capisco a cosa ti stai ferendo.

Nelle ultime settimane hai apportato un cambiamento sostanziale allo stile delle illustrazioni, semplificandolo e rendendolo più pop. A cosa è dovuto questo cambio di rotta?
Perché eravamo impazziti, davvero. Le prime 90 illustrazioni sono state concepite praticamente con messaggi Whatsapp, la chat era intasata di immagini e modifiche. Io non essendo un disegnatore “vero” facevo una fatica immensa, e un Timidessen perfezionista dall’altra parte del mondo mi diceva come disegnare bene le cose via messaggio. Un casino. Cercavamo un modo spontaneo e autentico per esprimerci, e dopo brevi sperimentazioni lo abbiamo trovato. È molto importante sentirsi a proprio agio dal punto di vista creativo, sennò il rischio è che la creatività diventi uno strumento per farsi del male e sentirsi inadeguati.

Come sei riuscito a portare la riservatezza in un mondo – quello dei social – dove di fatto la privacy non esiste?
Liberandomi da un ego puzzolente e valorizzando la sensibilità dei contenuti artistici, che potrebbero appartenere a chiunque. Almeno per il momento, non ritengo importante chi sia Timidessen, ma spingere il progetto creativamente.

Secondo te a cosa è dovuto l’enorme successo che ha riscosso Timidessen dopo così poco tempo?
Non penso di essere l’unica persona che da mesi ormai vede più prodotti del supermercato che persone, e sì, sto abbastanza male. Nei disegnini timidi si parla di temi abbastanza seri: paranoia, pazzia, rabbia, depressione, sono cose di cui soffrono tutti. Credo ci si senta più al sicuro quando certi argomenti delicati vengono trattati con l’estetica rassicurante del linguaggio pubblicitario.

So che a volte arrivano idee per nuovi prodotti direttamente dai tuoi followers.
Le collaborazioni con il pubblico sono iniziate da poco. Delle ultime 40 illustrazioni nel “nuovo stile” tre ci sono state consigliate da alcuni followers, che poi abbiamo taggato nel post. È strano perché precedentemente abbiamo sempre rifiutato questo tipo di approccio. Sono/siamo timidi, è vero. Soprattutto in questo periodo faccio difficoltà a stabilire rapporti con il mondo esterno, sono molto chiuso, ma credo sia una scusa che mi permetta di concentrarmi solo su Timidessen. Inserire collaborazioni con il pubblico è un modo per ristabilire un contatto con un mondo reale fatto da più persone.

Progetti timidi per il futuro?
Mantenersi sull’unico binario del disegno in questo momento è uno sforzo ma anche una scelta. Le cose più folli le abbiamo prodotte negli ultimi anni e sono del tutto inedite, capiremo come tirarle fuori: abbiamo un mare di follia alle nostre spalle. Sento che sarebbe squisitissimo scrivere un libro, davvero, wow! E stiamo valutando varie proposte a riguardo. Per il resto il piano è cercare di bere più acqua, ricordare di fare colazione e stare un po’ meglio.

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ironia, pop
Classe 1983, lavora nel mondo della progettazione grafica e della comunicazione come designer e art director. Dopo alcuni anni di esperienza come freelance, nel 2013 ha fondato FARGO, agenzia multidisciplinare specializzata in progettazione grafica, brand design e new media. È fondatore e direttore di Picame dal 2008.

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