Una collezione di piccoli oggetti italiani “fatti bene” che sono ancora in vendita

da | 17/12/2020 | Design, In evidenza

Anna e Alex sono i fondatori di Fattobene, un archivio che raccoglie oggetti umili del design italiano, oggetti che molti di noi hanno maneggiato e visto per casa innumerevoli volte ma che proprio per questo spesso passano inosservati.

Dietro ad ognuno di essi ci sono storie di aziende, di imprenditori, di idee. Sono testimonianza di un modo di fare bene le cose, di una progettazione finalizzata alla produzione di oggetti senza tempo che durano nel tempo. È per riscoprire queste storie e per farle conoscere che esiste Fattobene, un progetto nato nelle campagne intorno a Viareggio è arrivato, come vedremo, oltreoceano.

“Sono oggetti di uso quotidiano nelle case e nei posti di lavoro e la gente li compera perchè non seguono le mode, non hanno problemi di simboli di classe, sono oggetti ben progettati e non importa da chi. Questo è il vero design.”Bruno Munari

La cucitrice Zenith, le spazzole Acca Kappa, l’Amarena Fabbri, le carte Modiano, la Coccoina. Sono solo alcuni tra le decine di prodotti scelti da Anna e Alex attraverso un processo di selezione che si attiene a criteri rigorosi. In primis deve trattarsi di oggetti piccoli e poco costosi (non troverete la Vespa, per intenderci, o la lampada Arco di Castiglioni). Inoltre non devono aver subito, nel tempo, restyling finalizzati a modificarne la forma, la funzione o anche solo il packaging. Insomma, devono essere il più possibile marketing-free. Un oggetto rispondente a tali caratteristiche entra a far parte dell’archivio, che ospita anche uno shop digitale e nel 2019 è stato, per circa due mesi, un negozio pop-up fisico all’interno del MoMA di New York. Esperienza e che, se non fosse stato per la pandemia, si sarebbe ripetuta anche nel 2020.

Ho fatto una lunga chiacchierata con Anna per farmi raccontare nel dettaglio questo progetto unico nel suo genere.

Ciao Anna, benvenuta su Picame. Insieme al tuo compagno Alex, che fa il fotografo, avete abbandonato Milano per rifugiarvi nelle campagne vicino Pietrasanta e dedicarvi a tempo pieno a Fattobene. Come vi è venuta l’idea?
Fattobene è nato cinque anni fa: all’epoca io facevo la giornalista e mi capitava spesso di raccontare storie di aziende italiane. Purtroppo, in quel periodo, molte aziende storiche rischiavano di chiudere e così ho pensato che sarebbe stato bello trovare un modo diverso per parlare del nostro Paese, più fresco e leggero. Insieme al mio compagno abbiamo immaginato di dare vita a un viaggio in Italia attraverso i suoi oggetti iconici.

Una volta deciso di avviare il progetto qual è stato il primo passo?
Per prima cosa abbiamo deciso i criteri da utilizzare per entrare a far parte della selezione. In particolare, per noi era importante che ogni oggetto selezionato fosse ancora in produzione. Questo elemento ci ha permesso di far comprendere che in Italia esiste ancora una molteplicità di aziende storiche che producono in modo eccellente e che hanno contribuito alla creazione di molti degli oggetti che costellano le nostre vite da sempre. Inizialmente volevamo che Fattobene fosse un progetto editoriale, un archivio di memorie. Ma la risposta è andata al di là delle nostre previsioni: sono usciti molti articoli sulla stampa e i lettori hanno cominciato a scriverci, chiedendoci dove poter acquistare questi oggetti. Così abbiamo pensato di creare noi uno shop online: acquistare questi oggetti è senz’altro il modo migliore per poterne garantire la continuità. A Natale 2016 abbiamo lanciato la Scatola N.1, un kit in cui abbiamo “racchiuso” l’Italia attraverso cinque oggetti scelti da Nord a Sud. La scatola è andata sold out e, da allora, abbiamo ampliato la nostra offerta. Oggi abbiamo circa centocinquanta prodotti in catalogo e la selezione continua a crescere.

“Abbiamo visitato numerose fabbriche. Molte di esse sono veri e propri musei a cielo aperto. Luoghi che sembrano sospesi in un tempo fuori dal tempo”

Crystal Ball, bolle colorate che non scoppiano mai, Burago di Molgora, Monza Brianza, dal 1947

Questa ricerca ti ha consentito di conoscere personalmente le aziende e le persone dietro agli oggetti. Mi raccontavi che spesso è stato come fare un salto indietro nel tempo.
 Come ti hanno accolta gli imprenditori?
Questa parte del lavoro è senz’altro la più sorprendente: abbiamo visitato numerose fabbriche e, ogni volta, è stato come entrare in una macchina del tempo. Molte di esse sono veri e propri musei a cielo aperto. Luoghi che sembrano sospesi in un tempo fuori dal tempo. Ci sono spazi che mi sono rimasti particolarmente impressi, come una cereria del ‘600 che produce candele decorative con gli stessi procedimenti usati nel Rinascimento o il Lanificio Leo, la fabbrica tessile più antica della Calabria che, tuttora, lavora i suoi filati con enormi telai dell’800. E poi ci sono gli operai: la cosa che mi ha colpito maggiormente è che la maggior parte di loro lavora lì da sempre e si sente parte di quei luoghi, parlando del proprio operato con orgoglio e mostrando i risultati con grande soddisfazione. Questo aspetto umano mi ha fatto riflettere molto sulle enormi differenze con le dinamiche del lavoro contemporaneo. Per quanto riguarda gli imprenditori, all’inizio molti erano stupiti del nostro interesse verso i loro prodotti. Nel tempo, però, siamo riusciti a fargli comprendere perché questi oggetti meritano di essere riscoperti e valorizzati e abbiamo costruito un ottimo rapporto di fiducia.

È vero che alcuni di questi oggetti sono immutati da 300 anni?
Sì. Sembra incredibile pensare che molti di questi prodotti esistano – senza interruzione – da così tanto tempo. Penso ad esempio alla Liquirizia Amarelli, nata in Calabria nel 1731. La sua storia è affascinante: secondo l’Enciclopedia Britannica, la liquirizia calabrese è considerata la migliore del mondo e durante l’Ottocento venivano organizzate spedizione da tutta Europa per studiarla e cercare di imitarne le proprietà. Anche la Cedrata Tassoni è nata nello stesso periodo. Ma ci sono manufatti e tecniche produttive ancora più remote, come ad esempio la tecnica della “stampa a ruggine” della Romagna. Noi lavoriamo con la Stamperia Marchi, che tuttora produce servendosi di un mangano del 1633! Il mangano è una grande ruota di legno che la stamperia usa per ammorbidire le fibre dei tessuti, in modo che il colore possa penetrare più in profondità e diventare indelebile.

“Ogni volta che leggo ‘garantito a vita’ su un prodotto della nostra selezione non posso fare a meno di sorridere. Sembra qualcosa di paradossale in questa epoca storica, in cui tutti gli oggetti sono progettati con un’obsolescenza programmata”

Amarena Fabbri, sciroppo con amarene denocciolate e candite, Bologna, dal 1915

Quindi qualcosa di “garantito a vita” esiste ancora.
Decisamente. Ogni volta che leggo “garantito a vita” su un prodotto della nostra selezione non posso fare a meno di sorridere. Sembra qualcosa di paradossale in questa epoca storica, in cui tutti gli oggetti sono progettati con un’obsolescenza programmata. Personalmente lo considero un grande privilegio e una lezione di vero design. Come diceva Enzo Mari: “a che cosa servono i designer se poi il mercato impone agli oggetti di essere progettati per durare solo una stagione?” In un certo senso questi oggetti portano con sé una lezione sul buon design, in antitesi con il consumo usa e getta a cui purtroppo siamo abituati.

Questi prodotti sono ancora in grado di integrarsi con i loro pronipoti contemporanei senza sembrare “stonati”?
Molte delle persone che acquistano sul nostro shop ci dicono che questi oggetti sono troppo belli per essere “solo” utilizzati. Qualcuno tiene le scatole di sapone in salotto, oppure la confezione della colla Coccoina fra gli scaffali della libreria. Pensa che una coppia di architetti ci ha commissionato cinquanta scope di saggina per creare un’installazione sulla parete di una villa a cui stavano lavorando in Francia. Direi che il percepito è senz’altro contemporaneo, proprio perché si tratta di oggetti “senza tempo” che, non seguendo le mode, si integrano perfettamente nella nostra epoca.



Il MoMA di New York ha riconosciuto il valore di questi oggetti e del vostro lavoro di ricerca, dedicandovi uno spazio. Cosa ci racconti di quell’esperienza?
Essere al MoMA Design Store con un nostro pop-up è stata un’esperienza molto importante. A New York abbiamo potuto toccare con mano il grande amore per il nostro Paese. In molti ci hanno ringraziato per avergli permesso di immergersi nella cultura popolare italiana, ma la frase che mi ha colpito maggiormente è stata di una signora australiana: “Voi in Italia siete fortunati perché siete circondati da così tanta bellezza in ogni area della vostra vita”. Ecco, io credo che questa sia un’affermazione a cui dovremmo pensare più spesso, soprattutto quando ci lamentiamo di quello che non funziona nel nostro Paese.

Le segnalazioni sugli oggetti vi arrivano anche dagli utenti, vuoi lanciare un appello ai nostri attentissimi lettori?
Ti ringrazio molto per questa opportunità: scoprire gli oggetti attraverso le persone è il modo migliore per poter entrare davvero nei luoghi di produzione. Sarei felice se i lettori di Picame ci inviassero le loro segnalazioni. E, per chi lo desidera, potremmo condividere queste testimonianze viventi sulla nostra pagina Instagram.

“Al MoMA di New York abbiamo potuto toccare con mano il grande amore per il nostro Paese. In molti ci hanno ringraziato per avergli permesso di immergersi nella cultura popolare italiana”

Coccoina, colla al profumo di mandorla per carta, stoffa, uso fotografico, Voghera (Pavia), dal 1927

Tra quelli presenti nell’archivio qual è l’oggetto a cui sei più affezionata?
È impossibile dire un oggetto a cui sono più affezionata. Dietro a ognuno di loro si nascondono mondi, incontri, idee di imprenditori visionari. Posso dirti che probabilmente l’oggetto a cui sono pronta ad affezionarmi è quello che non ho ancora trovato.

Fattobene è anche un libro.
Sì, il libro racconta trentacinque storie di oggetti, intrecciando cultura materiale, storia del costume e grafica. Lo abbiamo pubblicato con Corraini, un editore che amiamo molto. La parte più interessante è stata senz’altro la ricerca negli archivi delle aziende. Ci siamo trovati di fronte a materiale straordinario, per la maggior parte inedito: pubblicità d’epoca, prototipi mai andati in produzione, addirittura partiture musicali per inserzioni radiofoniche degli anni ’50. Credo che sarebbe bellissimo farne una mostra. Ma questo è senz’altro un altro capitolo…

Progetti per il 2021?
Per il 2021 abbiamo un obiettivo: aprire il nostro primo negozio. La città che abbiamo scelto è Firenze e il nostro desiderio è quello di dare vita a una casa della cultura materiale italiana. Immaginiamo uno spazio dove le persone possano entrare e scoprire oggetti e storie sconosciute. Un luogo di meraviglia, dove organizzare mostre temporanee, talk e progetti speciali. Vi terremo aggiornati. Intanto incrociamo le dita.

Cedrata Tassoni, bibita analcolica frizzante al gusto di cedro, Cedral Tassoni, Salò (Brescia), dal 1793

Cucitrice Zenith 548, Voghera (Pavia), dal 1948 

Carte da gioco Modiano, mazzo di 52 carte e due matte in stile francese plastificate, Trieste, dal 1884

Pastiglie Leone, pastiglie di zucchero lavorate a freddo e aromatizzate con succhi, oli essenziali, estratti naturali in 40 gusti diversi, Torino, dal 1857

Dentifricio Marvis, Pasta dentrifrica in tubo in sette gusti, Firenze, dagli anni ’50

Pasta lucidante Metallor, Viareggio, Lucca, dal 1925

Chiodini, Chiodini in plastica colorata per composizioni su tavoletta traforata, Torino, dal 1953

Strumento per la rigatura dello gnocco, piccolo tagliere in faggio con scalanature per la rigatura dello gnocco, attrezzo tradizionale, data sconosciuta

Scopa artigianale di saggina, Piemonte e Veneto, data sconosciuta 

Carta aromatica d’Eritrea, profumatore d’ambiente, Piacenza, dal 1927

Cannelli di zolfo, rimedio popolare contro torcicollo e dolori articolari, Genova, dal XIX secolo

Apriscatole universale, Omegna, Verbano-Cusio-Ossola, dagli anni ’50

Colla Artiglio, adesivo speciale per cuoio, pelle, sughero, feltro, legno, plastica e gomma, Desio Monza Brianza, dal 1951

Coltello cogli funghi, Premana, Lecco, dal 1100

Liquirizia Amarelli, Rossano, Cosenza, dal 1731
Classe 1983, lavora nel mondo della progettazione grafica e della comunicazione come designer e art director. Dopo alcuni anni di esperienza come freelance, nel 2013 ha fondato FARGO, agenzia multidisciplinare specializzata in progettazione grafica, brand design e new media. È fondatore e direttore di Picame dal 2008.

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